Fantoni: «La fantascienza       e le città future: un sogno finito»

Fantoni: «La fantascienza
e le città future: un sogno finito»

La serata a Le Primavere di Como: «Ormai facciamo fatica a pensare come sarà il domani»

Com’è stata immaginata la città del futuro nella fantascienza? Non solo nella letteratura e nel cinema, ma anche nel mondo sempre più elaborato e sfaccettato del videogame.

Domande a cui ha risposto ieri pomeriggio nella Sala Bianca del Ridotto del Teatro Sociale, ospite del festival Le Primavere, Lorenzo Fantoni.

Giornalista, scrittore, storyteller e divulgatore, esperto in cultura pop, tecnologia, gadget e videogiochi. Dialogando con il direttore de La Provincia Diego Minonzio e con Marialuisa Miraglia, responsabile della comunicazione della rassegna.

Fantoni parte da un’esperienza personale per quanto... non reale: «Una delle case più belle in cui ho vissuto, non molto grande ma che ho abitato bene, l’avevo riempita di tantissime cose che mi ricordavano momenti particolari, ci conservavo anche i trofei dei nemici che avevo ucciso. Sì, perché era una casa virtuale in un videogame legato a Star Wars! La fantascienza ha lavorato tantissimo sulle città e quello che si vede fin dall’inizio ci dice quale sarà la visione del mondo. È sempre stato così. E ci dice quali sono le aspirazioni, la speranze di un’epoca. Negli anni Venti e Trenta, ad esempio, si immaginavano città pulitissime, dove nessuno si ammala, dove tutto va bene. Poi si è passati a esaltare la tecnologia. Una delle principali fonti di ispirazione arriva da “Metropolis”».

Il capolavoro di Fritz Lang è stato indubbiamente anche un caposaldo visivo. «Importante, nella letteratura, è il ciclo della Fondazione di Asimov - prosegue - che descrive una città che occupa un intero pianeta. Qualcuno pensava che fosse un incubo, ma in realtà se una città-pianeta riuscisse a funzionare sarebbe un risultato straordinario».

Ma poi la storia, quella vera, si mette in mezzo: «Le guerre mondiali, poi la guerra fredda tra Usa e Urss, la fantascienza di quegli anni era fortemente condizionata da quel contesto». E, in questi viaggio, si arriva agli Ottanta, al cyberpunk che «invece di farci vedere un mondo felice, una tecnologia che eleva l’uomo, ci mostra enormi città gigantesche, spersonalizzanti, una tecnologia schiacciante, un sistema di caste basato sull’economia».

Il riferimento immediato è quello di “Blade runner” di Ridley Scott. «Si ispirava, dal punto di vista visivo, a città orientali come Hong Kong o Shanghai - considera - e oggi si può dire che non siamo poi così distanti».

E la fantascienza si avvicina alla scienza: «Il cyberpunk, a modo suo, ha previsto Internet, perché descriveva uno spazio virtuale, un cyberspazio che ha condizionato, nel decennio successivo, la conformazione della realtà virtuale. In questo modo la fantascienza diventa preveggente: abbiamo i telefoni come quelli di Star Trek, la realtà virtuale e tanti giochi hanno preso spunto dal ponte ologrammi dell’Enterprise. In compenso nessuno aveva previsto i social network. O anche, rispetto ai telefoni, non si pensava che sarebbero diventati così invasivi, con tante funzioni interconnesse».

Interessante capire come vediamo il futuro oggi. Qui il riferimento pop principale è la serie “Black mirror”: «Rappresenta un caso molto particolare, parla di un futuro molto vicino, perde l’aspetto hi-tech per portarci in un mondo molto più asettico, preciso e normale. Ha cominciato a parlare di futuro, ma quel futuro ha subito un’accelerazione tale che è finito per parlarci di presente. E ora facciamo fatica a immaginare un futuro anche di soli venti o trent’anni».

«Adesso - riallacciandosi al tema de Le Primavere - ipotizziamo il “metaverso”, ma è un’ennesima ripercussione di schemi che già conosciamo. La differenza con il passato consiste nella nascita delle criptovalute. Il sogno consiste nel sovrapporre questi due ambienti: pensate a una Como virtuale in cui si possono organizzare eventi impossibili nella realtà, in spazi che non esistono».

«Personalmente - conclude - se devo immaginarmi delle città future le vedo con la realtà aumentata, dove elementi virtuali interagiscono sul reale».


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