Finisce la storia del “mago” Ferrario       Storico fisioterapista di Como e Milan
Luca Ferrario nello studio di via Castellini con tutti i ricordi del nonno e del padre (Foto by butti)

Finisce la storia del “mago” Ferrario
Storico fisioterapista di Como e Milan

Chiude lo studio di famiglia che fondò uno dei massaggiatori più famosi nel calcio Anni ’50

Una storia brutta e bella, al tempo stesso. Venerdì è stato l’ultimo giorno di lavoro dello studio di fisioterapia Ferrario a Como, che si è arreso alla crisi post Covid. Una storia (e qui sta la parte bella) di tre, anzi quattro generazioni di fisioterapisti, uno studio aperto da più di 80 anni, la cui punta di diamante era nonno Mario, il “mago” per tutti, massaggiatore del Como, del Milan, della Nazionale svedese, di tanti campioni singoli che arrivavano nel suo studio a farsi curare.

Via Castellini

Forse non è un caso questa storia si consumi in uno degli angoli ancora intatti della città, un angolo magari per qualcuno brutto, ma per altri invece bello e affascinante, lontano dai lustrini della Città dei Balocchi, quella del Natale sì, ma anche quella del turismo a cascata sulla città. Via Castellini, un budello tra case antiche, un pratone abbandonato, la sede del teatro popolare, lo studio di una sarta che si è arresa anche lei al Covid e ha appeso all’ingresso un cartello: «Se vi servo, chiamatemi a casa». Al piano terra di una palazzina più nuova, la porta dello studio Ferrario si è aperta per l’ultima volta per raccontarci una storia.

Mario Ferrario un “mago” lo era per davvero. Erano gli anni a cavallo della guerra e lui era un massaggiatore che strizzava l’occhio alla chiropratica. Ci sono persone che ancora oggi, nel quartiere, ricordano i suoi poteri magici, taumaturgici: «Mi feci male giocando a calcio, un male acuto alla gamba che non passava mai - ci ha raccontato un uomo -, avrò avuto 10 anni. Mio papà mi portò ne suo studio, così pieno di fotografie di campioni. Lui mi afferrò, mi scrollò come un bambolotto, e quando rimisi i piedi per terra il dolore era sparito. Impressionante».

Generazione

La quarta generazione all’indietro arriva fino al papà di Mario, da cui lui prese la passione per questa professione. Lui diventò, per colpa di una frattura al calcagno che gli spezzò i sogni di diventare calciatore, massaggiatore del Calcio Como: da quello di Serie C a quello della serie A di Italia-Italia. I giocatori per lui (era amicissimo di Maesani che abitava lì vicino) avevano una venerazione: dal 1940 al 1953 era al seguito della squadra azzurra a guarire miracolosamente giocatori. Era “avanti”, moderno nelle terapie, taumaturgico. Per esempio, con il suo massaggio “pesante”: una energica pressione sui muscoli, poi il passaggio repentino da immersioni in acqua gelida a quelle in acqua calda per dilatare le arterie: una magìa, per l’epoca. Un giorno, il portiere Bardelli del Milan rimediò la frattura dello scafoide in una scontro con Zecca, durante un Milan-Roma: per molti, carriera finita. Lui allora andò in treno fino a Como per incontrare Ferrario, che lo rimise a nuovo, tanto che potè tornare in porta. Sarà stato per questo, che divenne massaggiatore del Milan, per tre anni. E poi, siccome nella squadra rossonera c’era Liedholm, venne ingaggiato dalla Nazionale svedese per i Mondiali del 1958 (Svezia seconda dietro al Brasile di Pelè). E la gente di via Castellini e di via Alciato correva al bar a vedere le partite in tv, non per vedere i gol, ma il “sciur Mario” quando correva in campo. La cosa curiosa è che Mario aveva lineamenti vagamente svedesi, se lo vedevi ritratto nella foto di squadra, avrebbe potuto chamarsi Larsson od Olofsson.

Mago

Intanto era diventato un mago per tutta l’Italia. Arrivavano da lui da tutte le squadre, da tutti gli sport. Titoloni dei giornali sui viaggi di Sivori a Como per farsi trattare da lui, e i viaggi suoi a Napoli dove era atteso come un Messia perché sistemasse il fantasista azzurro.

E poi Veleno Lorenzi, Skoglund e altri. E i campioni del ciclismo, come Ercole Baldini, o di altre discipline. L’eredità passò al figlio Arnaldo che spostò lo studio da via Alciato a via Castellini: e l’abilità doveva essere un bene di famiglia, perché, pur non avendo avuto a che fare ufficialmente con le squadre, in breve il signor Arnaldo diventò il massaggiatore personale dei fratelli Mazzola e anche di Lele Oriali, che era nato a Como.

La fine

Arnaldo è stato poi affiancato dal figlio Luca, rimasto solo a condurre lo studio quando i genitori, per proteggersi dal Covid, si sono ritirati sul lago, a Sala Comacina. Ma la mannaia è arrivata presto: «Guarda se doveva capitare a me, questa pagina triste... - racconta oggi affranto Luca, mentre osserva le fotografie storiche appese sulla parete dello studio -: oltre 80 anni di storia finiti. Non abbiamo avuto una lira di sovvenzione, la gente ha cominciato a non venire più spaventata dai contagi, e il ritorno alla normalità non è mai arrivato».

Sfoglia l’album degli articoli di giornale riguardanti il nonno: «Avrebbe potuto diventare ricco, ma non lo ha fatto. Era sempre molto economico, e quando questa professione ha partorito professionisti che facevano pagare fior di quattrini, lui chiedeva meno della metà delle cifre di mercato». Ora arriverà un camion a portare via i mobili. Ma le foto no, quelle resteranno: a testimonianza di una storia lunga 80 anni.


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