Folla in biblioteca per le monete d’oro  Ma non le vedremo ancora per un anno
Da sinistra Giancarlo Frigerio, Grazia Facchinetti, Barbara Grassi e Carola Gentilini

Folla in biblioteca per le monete d’oro

Ma non le vedremo ancora per un anno

Ieri le esperte della Soprintendenza hanno svelato i segreti del ritrovamento

Grandissima partecipazione, ieri pomeriggio alla biblioteca Paolo Borsellino, per l’incontro dedicato a “Il tesoro di Como e il suo contesto”. Il tesoro, naturalmente, è quello costituito dalle mille monete di età romana ritrovate durante i lavori nell’ormai ex Teatro Cressoni. Prima di addentrarsi negli affascinanti aspetti archeologici e scientifici, l’assessore Carola Gentilini si è sbilanciata, stimando «entro il 2020» l’esposizione di parte delle monete negli spazi del Museo Giovio della chiesa delle ex orfanelle, «che presenta, però, qualche criticità sull’accessibilità al pubblico».

Patrimonio e turismo

L’allestimento, poi, deve essere curato, perché non si tratta banalmente solo di collocare qualche “solido” in una teca, ma di corredare questi reperti preziosi, in tutti i sensi, del necessario apparato informativo. «È una grande occasione per la città, che riporta l’attenzione sul patrimonio archeologico e dà una nuova spinta alla vocazione turistico – culturale di Como». La lunga ed esauriente relazione di Barbara Grassi e Grazia Facchinetti ha catturato l’attenzione dei presenti, in rappresentanza del lavoro certosino della Soprintendenza che «ha messo in campo tutte le sue forze. Da un primo carotaggio operato all’apertura del cantiere non sembrava che vi fossero reperti degni di nota, ma i lavori successivi ci hanno smentito. Edificato da Annibale Cressoni nel 1870, il teatro sorgeva sul monastero di Sant’Anna, a sua volta databile tra il 1335 e il 1786. Abbiamo rinvenuto anche tracce di un ossario». Lavori difficili anche per la presenza dell’acqua, che andava costantemente pompata. «I reperti romani sono databili tra il primo secolo avanti Cristo e il primo secolo dopo Cristo. Si trattava, con tutta probabilità, di un’area pubblica come ci dice il ritrovamento di un tombino e la base di due colonne che, probabilmente, facevano parte di un colonnato più ampio» (per averne la certezza si dovrebbe scavare sotto gli edifici sottostanti). In questa struttura, sono stati ritrovati numerosi pezzi, delle lastre, delle tessere di un mosaico della prima età imperiale. «Sono poi stati realizzati due vani, tra il IV e il V secolo ed è in uno di questi che il 4 settembre 2018 è stato ritrovato il recipiente in pietra ollare. Si è scavato prima a mano e solo alla fine con una ruspa che ha accidentalmente rotto questo oggetto, rivelando il suo contenuto».

Gli imperatori raffigurati

La collaborazione con Officine Immobiliari, l’impresa proprietaria dello stabile, ha permesso di procedere con tutte le cautele. «Abbiamo allertato anche il nucleo dei Carabinieri perché ci facesse da scorta quando abbiamo prelevato il contenitore». Le precisazioni di Grazia Facchinetti, esperta numismatica, hanno permesso di scoprire qualcosa di più su questi solidi. Le loro dimensioni, innanzitutto, «Sono paragonabili a quelle di una monetina da 5 centesimi, con uno spessore inferiore e un peso di circa 4,5 grammi». Ogni pezzo è stato numerato e fotografato ad alta definizione, prima nel contesto e poi singolarmente. Gli imperatori raffigurati sono quelli del tardo impero, da Avito a Anicio Olibrio, quindi dal 455 al 472. Ma allo stato attuale non si sa ancora perché fossero lì, a chi appartenessero e chi le conservasse: tutte domande a cui gli esperti sperano di riuscire a rispondere proseguendo negli studi.


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