Gennaio, mai così caldo negli ultimi dieci anni: «Ma presto tornerà il freddo»

Clima Temperature sopra la media anche a dicembre. Le previsioni confermano la scarsa piovosità. L’esperto di Arpa: «Condizioni che fanno riflettere»

A Como piove poco e fa meno freddo. Mentre i dati Arpa confermano che il mese di dicembre appena trascorso è stato tra i più caldi degli ultimi vent’anni, i primi giorni di gennaio sono stati i più caldi in assoluto con una media, a Como, di 9,6 gradi domenica e 9,7 lunedì. Le previsioni inoltre sembrano confermare questo trend nelle prossime settimane, seppur con uno scostamento meno marcato rispetto alla media storica delle temperature del periodo.

«Guardando i dati della centralina di Villa Gallia - spiega Umberto Anselmi, tecnico fisico dell’ufficio Idro-Nivo-Meteo di Arpa - si può dire che le temperature dei primi giorni di gennaio si discostano dai valori medi di riferimento degli ultimi anni. Tutti pensiamo subito al cambiamento climatico, ma per dirlo bisogna prima osservare il trend sul lungo periodo, mettendo tutti i dati su un piano cartesiano e osservando la pendenza della curva. Di sicuro però c’è da riflettere». Già il mese di dicembre suggeriva una riflessione: la media delle temperature del mese è risultata 6,1 gradi, che non è la più alta in assoluto ma è più alta della media (5,8 gradi) e del 75% degli altri anni, quando i valori erano compresi tra i 5,5 e i 6 gradi. A dicembre 2019 ad esempio la temperatura media era arrivata a 6,9 gradi. Nel 2014 a 6,8 nel 2002 a 6,5. «Quello del 2022 non è un valore mensile eccezionale - precisa il meteorologo - ma è al di sopra del valore mediano».

«In questo momento abbiamo condizioni di umidità nei bassi strati, nubi basse diffuse, non c’è ricambio d’aria e c’è poco scostamento tra temperature minime e massime. Le nubi basse si possono immaginare come una coperta, creano omotermia»

Il mese di gennaio non è partito nel più standard dei modi, climaticamente parlando. Il primo giorno del 2022 la temperatura media era stata di 8,7 gradi, la più alta dall’anno 2000 quando era stata installata la centralina Arpa a Villa Gallia. Il 2 gennaio era scesa a 5,9 gradi, anche in questo caso tra le più alte dal 2000, seconda solo al 2 gennaio 2019 quando la temperatura era arrivata a 8,1 gradi. Sull’anomalia di questi giorni, destinata a proseguire almeno fino a venerdì, hanno inciso anche le condizioni meteorologiche. «In questo momento abbiamo condizioni di umidità nei bassi strati, nubi basse diffuse, non c’è ricambio d’aria e c’è poco scostamento tra temperature minime e massime. Le nubi basse si possono immaginare come una coperta, creano omotermia». Senza le nubi, di notte ci sarebbe un forte raffreddamento del terreno e si creerebbero fenomeni di inversione termica, con escursioni più significative tra il giorno e la notte.

La tendenza resterà questa almeno fino a venerdì nella zona pedemontana, mentre si potranno osservare schiarite e cielo a tratti sereno su Alpi e Prealpi. Da sabato si prevede l’arrivo in Europa di correnti nordatlantiche più fresche che dovrebbero abbassare lievemente la temperatura e tradursi in precipitazioni deboli e diffuse, in particolare domenica. Per quanto le previsioni siano poco attendibili sul lungo periodo, quelle per il prossimo mese indicano un livello di precipitazioni simile o leggermente inferiore alla media, ma con temperature medie di 1-2 gradi superiori.

© RIPRODUZIONE RISERVATA