Giovio, il sondaggio è “finto” Acque agitate sulla settimana corta
In via Paoli si torna a discutere dell’eventualità di ridurre a cinque i giorni di lezione (Foto by archivio)

Giovio, il sondaggio è “finto”
Acque agitate sulla settimana corta

Per votare online non serve neppure il badge - Il sistema funziona anche con nome e numero fittizi - Ancora forte il fronte del no, soprattutto tra i genitori

C’è qualcosa che non quadra nel sondaggio del Giovio sulla settimana corta.

Al liceo di via Paoli si è tornati a discutere sulle lezioni da lunedì a venerdì per il prossimo anno. I genitori sono invitati a esprimersi di nuovo: alle famiglie, infatti, è stato chiesto di dare ancora una volta il proprio parere attraverso il “riavviamento” del sondaggio online, dopo quello aperto a inizio dicembre. I risultati non sono vincolanti, ma come scrive il preside Marzio Caggiano, «saranno portati all’attenzione del consiglio d’istituto che, avendo al suo interno anche la rappresentanza dei genitori, ne valuterà il giusto valore e la rilevante importanza». Qui, però, cominciano i problemi poiché il sondaggio non è bloccato e permette a tutti di votare e più volte. I campi obbligatori sono tre: indirizzo mail, numero tesserino badge alunno, favorevole o meno alla settimana corta.

Come segnalato (e chi scrive ha verificato in prima persona), inserendo nel primo campo un nome fittizio e nel secondo un numero inventato, il voto è registrato lo stesso. In questo modo, chiunque, con i figli iscritti o meno al Giovio, può esprimere la propria preferenza, quante volte vuole.

«Ne terremo conto - è il commento di Caggiano -, il sondaggio è stato pensato per rendere partecipi i genitori circa le decisioni. Ne discuteremo in consiglio d’istituto. Conto in ogni caso sulla sensibilità e sulla voglia di procedere verso la novità».

Il dibattito entra sempre più nel vivo e, da questo punto di vista, le prossime settimane saranno verosimilmente intense. Anche perché, fra i genitori e gli insegnanti, sono forti le voci contrarie alla proposta (a dicembre, il collegio docenti ha bocciato l’idea). Per esempio, per il no è Rita Calì, genitore e presidente del consiglio d’istituto: «Per quanto mi riguarda - spiega - non sono contraria in generale all’idea, penso però che la proposta formulata così non tenga conto di alcune tematiche fondamentali legate alla didattica e ai trasporti. Lo scorso anno avevamo proposto d’aprire un tavolo con Asf e gli altri attori provinciali per armonizzare i tempi e tutelare allo stesso modo le fasce deboli e chi arriva da lontano. Purtroppo, quest’anno è stata ripresentata la stessa cosa, senza peraltro aver consultato il consiglio d’istituto. Il sondaggio, inoltre, è formulato in modo generico».

Sulla stessa linea anche Paolo di Adamo, presidente del comitato genitori: «Per scegliere - aggiunge - è necessario essere informati in maniera adeguata, oltre ad avere il tempo per riuscire a farlo». Una mamma, Barbara Morandi, pone l’attenzione su un altro aspetto: «Con la settimana corta così pensata - sottolinea - diversi ragazzi, magari provenienti da zone più lontane della provincia, rischiano di dover rinunciare ai loro impegni extracurriculari».


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