I medici di base lavoreranno il sabato. Un (piccolo) aiuto al Pronto soccorso

Salute Via libera a una norma che prevede, dal 2023, l’istituzioni di nuove reti di assistenza - Ambulatori aperti a turno nei festivi: affiancheranno guardie mediche e servizi di emergenza

Como

C’è un po’ di fermento tra i camici bianchi, nella nuova organizzazione della medicina territoriale è stato chiesto loro di aprire gli ambulatori anche al sabato mattina.

Sulla base degli accordi nazionali, grazie ad una recente integrazione a livello regionale, dal 2023 i medici di medicina generale devono organizzare delle nuove reti, ciascuna pronta a coprire un piccolo territorio, la nostra città è per esempio divisa in tre parti. In ciascuna rete gruppi di camici bianchi sono chiamati a garantire un’assistenza continuativa, attraverso il 118 e le guardie mediche la notte, ma anche ampliando a turno le aperture degli ambulatori, ad esempio il sabato mattina.

Molti pazienti lamentano la mancanza di riferimenti festivi

Non è un cambiamento lontano e futuribile, sono già state chiuse le candidature per individuare i medici referenti di ciascuna rete e negli scorsi giorni i camici bianchi si sono riuniti con Ats Insubria.

Come noto molti pazienti comaschi si lamentano perché non hanno un riferimento nei giorni festivi, in tanti anche per problemi banali sono costretti a rivolgersi al Pronto soccorso sempre più intasato.

«Si tratta di una vecchia legge che ora la Lombardia ha inserito in un accordo integrativo – spiega il dottor Massimo Gatto, medico comasco e segretario provinciale del sindacato medici italiani Smi –. A turno i medici della stessa rete dovranno aprire il proprio studio al sabato, rispondendo alle visite anche degli assistiti dei colleghi. In teoria i medici che già si erano già in passato riuniti in cooperative e associazioni potevano farlo. Queste nuove reti sono ormai concrete, non sono idee futuristiche come le case di comunità, che per ora in assenza di personale non sono di fatto davvero nate». Le case di comunità potranno comunque essere sfruttate dai medici per dare alle nuove reti una sede fisica. In termici tecnici queste realtà sono state chiamate Aft, l’ennesimo acronimo che sta per aggregazione funzionale territoriale. Dall’anno prossimo la gestione della medicina di base passerà dalle Ats alle Asst.

Parte dei medici esprime soddisfazione perché sono stati riconosciuti dei fondi per assumere personale amministrativo. Altri invece temono un nuovo carico orario di lavoro.

«Le case di comunità? Scatole vuote

«Le case di comunità sono ancora scatole vuote – commenta Giuseppe Enrico Rivolta, membro dell’Ordine dei medici di Como e segretario regionale di Snami, il sindacato dei medici di famiglia – queste reti sono un tentativo di riorganizzare la medicina sul territorio. Con gruppi di medici che svolgono insieme attività aggiuntive, con incentivi per avere il sostegno di personale amministrativo».

«L’impostazione della sanità pubblica degli ultimi trent’anni non ha dato frutti - dice Giuseppe Callisto, referente per la sanità per la Funzione pubblica della Cgil di Como – oggi c’è carenza di medici, anche negli ospedali, con i Pronto soccorso presi d’assalto. Ci sono tanti buoni propositi che non sono stati attuati. Manca una regia che ascolti e faccia funzionare le cose».

© RIPRODUZIONE RISERVATA