Il Primo Maggio e la crisi  «Solo insieme ne usciamo»
La manifestazione del Primo Maggio fuori dalla Henkel

Il Primo Maggio e la crisi

«Solo insieme ne usciamo»

Manifestazione dei sindacati fuori dalla Henkel - «Priorità ai settori più colpiti dalla pandemia, come turismo e tessile»

Il presidio organizzato da tutti i sindacati alla Henkel di Lomazzo ha fatto da scenario per le celebrazioni della ricorrenza del Primo Maggio. Numerosi i lavoratori presenti, con le bandiere dei principali sindacati. Oltre ai vertici di Cgil, Cisl e Uil hanno preso la parola alcuni delegati delle aziende del territorio.

Una festa dei lavoratori che quest’anno ha assunto un significato particolare, trasformandosi in un invito a riflettere sull’attuale situazione del lavoro in Italia e di cui la vicenda Henkel è diventata un triste emblema. Come noto infatti lo stabilimento comasco è prossimo alla chiusura: la multinazionale tedesca ha infatti deciso di dismettere la sede di Lomazzo, lasciando quindi presto senza occupazione quasi 150 lavoratori.

«La Henkel di Lomazzo è diventata il simbolo della situazione complessa che tutto il territorio sta affrontando – ha commentato Salvatore Monteduro, segretario generale Uil del Lario – La decisione condivisa con tutti i sindacati di ritrovarci presso lo stabilimento comasco in occasione del primo maggio si è tradotta in un messaggio che abbiamo rivolto al governo perché il diritto al lavoro, soprattutto in questo momento così particolare, deve essere difeso e tutelato. Un lavoro che deve essere però di qualità: necessario perciò che vangano garantite anche delle tutele, soprattutto nel riguardo dei giovani e delle nuove generazioni che spesso devono affrontare situazioni di precarietà e accettare impieghi che non corrispondono al percorso di studi. Valori che a fronte dei 14 mesi di pandemia che abbiamo vissuto vanno preservati con ancora maggiore convinzione».

«Abbiamo voluto manifestare davanti alla Henkel perché questa realtà diventa simbolo della difesa del lavoro per cui ci battiamo – ha sottolineato Umberto Colombo, segretario generale Cgil di Como – La decisione di chiudere lo stabilimento comasco è inaccettabile a fronte del fatto che la multinazionale tedesca non sta vivendo una situazione di crisi. Siamo preoccupati per i risvolti di questa scelta che riguarda una realtà affermata del territorio e che è lo specchio di una crisi che, con varie sfaccettature, sta toccando anche tutto il comasco. Chiediamo al Governo di prorogare ancora il blocco dei licenziamenti almeno fino a quando non saremo usciti dall’emergenza e finché non avremo una riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro. La nostra attenzione è rivolta a tutte le imprese e in particolare a quelle che operano in alcuni settori come il turismo, la logistica e il tessile che sono stati tra i più penalizzati dagli effetti della pandemia».

«Questo primo maggio non poteva essere una festa – ha proseguito Daniele Magon, segretario Cisl dei Laghi – È stato un primo maggio doloroso che ci invita a riflettere su ciò che con fatica cerchiamo oggi di metterci alle spalle: se fossimo stati più preparati, se fossero stati compiuti i giusti investimenti in ambito sanitario, forse non avremmo dovuto combattere e lottare così duramente e probabilmente avremmo risparmiato anche delle vite. È il momento di ripartire, ma la ripartenza ci sarà quando anche il diritto al lavoro sarà garantito. Bisogna affrontare il problema della disoccupazione ed è indispensabile operare insieme, stando a fianco di chi rischia di perdere il lavoro e di chi ancora lotta per ottenerlo. Occorre agire all’interno di un patto sociale perché nell’agenda politica attuale la tutela del lavoro venga messa al centro».


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