In aula le lacrime del volontario  «Don Roberto era tutto per me»
Alagie Muhammed Gai, anche ieri in aula è stato costretto a interrompersi per la commozione (Foto by foto butti)

In aula le lacrime del volontario

«Don Roberto era tutto per me»

Toccante il ricordo del giovane che ha soccorso il prete

«Si prenda pure il suo tempo». La presidente della corte d’Assise si protende avanti, quasi a voler cercare un contatto per consolare quel ragazzone con le treccine rasta incapace di proseguire con la sua testimonianza. Le spalle scosse dai singhiozzi. Le guance color ebano attraversate dalle lacrime. Anche l’assassino, dietro le sbarre, sembra avere un momento di cedimento e si siede (unico momento in tutta l’udienza).

La vera essenza di don Roberto Malgesini è tutta nelle parole e nella testimonianza di Alagie Muhammed Gae, il ragazzo del Gambia che già la scorsa settimana non era riuscito a trattenere la propria commozione dopo aver scoperto la croce realizzata in memoria del prete. In aula Alagie è stato chiamato a raccontare quei momenti in cui, primo tra tutti, è corso a cercare di prestare soccorso a don Roberto. Ma il pubblico ministero, Massimo Astori, decide che è necessario raccontare anche altro di questa storia tragica. E lo invita a cominciare dall’inizio: come vi siete conosciuti?

«Ho conosciuto il don quando sono arrivato a Como, nel 2018 - esordisce Alagie, cercando di scegliere al meglio le parole di una lingua che ha imparato a conoscere soltanto tre anni fa - Arrivavo dalla Sicilia» dov’era appena sbarcato. «Lì mi hanno dato un foglio di via, mi diceva che entro sette giorni dovevo lasciare l’Italia. Ho avuto paura e allora sono partito per andare in Germania». Ed è arrivato, inesorabilmente, a Como. Dove, invano, ha cercato di varcare la frontiera: «Mi hanno e mi sono trovato per strada.Ho chiesto dove abitavano ragazzi di colore nella mia situazione, per fortuna ho incontrato un giovane che parlava la mia lingua. “Lo sai dove si può dormire?” gli ho chiesto». E lui lo manda in piazza San Rocco. «Aspetta lì, arriverà una persona...» gli dice. Quella persona era don Roberto.

«Lui mi ha visto è venuto da me, gli ho detto il mio nome. Poi mi ha detto: “Adesso è tardi... una signora ti accompagnerà in un posto dove dormire”. Mi ha dato le coperte e un letto dove dormire. Tutti i giorni il don veniva con i volontari a portarci la colazione». Qualche giorno dopo il prete si rivolge ad Alagie: «“Vedo che sei un buon ragazzo... vedo che vuoi diventare qualcuno. Non devi vivere nella strada” mi ha detto. Don Malgesini mi ha aiutato in tutti i modi... non so neppure spiegare come...». Si commuove, mentre ricorda. Poi prosegue: «Sono sempre stato con il don... ho iniziato a fare il volontario con lui».

Inevitabilmente la testimonianza si sposta al 15 settembre dello scorso anno: «Ero a letto, stavo dormendo a casa del don. Uno dei nostri ragazzi viene a svegliami: “Ali Ali corri ad aiutare... il don sta male”. Mi sono alzato... sono sceso giù senza vestirmi. Ho trovato la sua macchina con le colazioni “ma non c’è il don” ho detto. “Davanti davanti...” mi risponde... quando ho visto il don lì per terra...». Si interrompe. Il ricordo è troppo doloroso. Le parole di Alagie inciampano nei singhiozzi. Il giudice, Valeria Costi, allunga una mano: «Si prenda il suo tempo». Lui prova a continuare: «Ho chiamato “don, don...”». Il pm: «Le ha parlato?». «Sì, mi ha detto: “Alagie chiama l’ambulanza”. E io sono corso in strada per fermare le macchine ma nessuno si fermava...».

La testimonianza finisce così. «Se vuole, può andare» dice a voce bassa, quasi a non voler spezzare un momento di commozione condiviso tra tutti, la presidente della corte. Alagie si alza e ringrazia. Si allontana cercando di asciugare le lacrime. Non è il solo a doverlo fare, nell’aula.


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