La maggioranza non esiste più  E il Comune non può spendere
I vertici locali di Forza Italia escludono che il voto in consiglio sia conseguenza di una indicazione di partito: «Massima libertà di voto», dice il commissario provinciale Caprani

La maggioranza non esiste più

E il Comune non può spendere

Forza Italia fa mancare i voti. Numero legale in aula garantito dalle minoranze. Cenetiempo: «Così non si può andare avanti». Fanetti: «Non restano che le dimissioni»

La miseria di 13 voti, nemmeno il numero legale, e poi l’onta di vedere pure bocciata l’immediata eseguibilità del rendiconto 2018, il che si tradurrà in un allungamento dei tempi per poter disporre di quel tesoretto di 34 milioni, avanzo di amministrazione dei precedenti esercizi.

È uscita a pezzi dalla seduta di consiglio di lunedì sera la maggioranza che sostiene la giunta guidata da Mario Landriscina. Spicca il dissenso espresso da Forza Italia, i cui consiglieri al momento del voto si sono allontanati dall'aula, facendo così emergere tutta la fragilità della compagine di centrodestra . Ieri mattina a palazzo Cernezzi c’era tensione, con il sindaco che non ha voluto commentare quanto avvenuto la sera prima in consiglio. Ma il messaggio che arriva dagli Azzurri è forte e chiaro. «Non abbiamo votato perché non vediamo quel cambio di rotta che invochiamo da tempo - dice il capogruppo di FI Enrico Cenetiempo - Così non si può andare avanti. E il programma elettorale, che è il nostro contratto con i cittadini che ci hanno votato, viene disatteso. Da piazza Roma alla manutenzione delle strade al Politeama, non si fa niente di quello che era stato promesso». Una mossa studiata a tavolino? Lo esclude il commissario provinciale di Forza Italia, Mauro Caprani: «Nessuna indicazione di voto da parte del partito, in consiglio a Como i nostri consiglieri hanno la massima libertà di espressione». Gli Azzurri hanno lasciato l’aula, ad eccezione di Anna Veronelli, presidente del consiglio comunale, che si è astenuta.

Un discorso politico, quello di Cenetiempo, da cui Stefano Fanetti, Pd, trae le conclusioni: «L’esito di questo voto - dice - è che la maggioranza ha cessato di esistere, perché se noi delle minoranze avessimo lasciato l’aula, loro non sarebbero nemmeno stati in grado di garantire il numero legale». Per Fanetti «sarebbe bene a questo punto che Landriscina se ne rendesse conto e rassegnasse le dimissioni, restituendo la parola ai cittadini. Restare in queste condizioni, senza una direzione politica, è un’agonia che la città di Como non si merita».

In polemica con la maggioranza della quale ha fatto parte fino a pochi mesi fa, è Patrizia Maesani, ora gruppo misto: «Criticavamo la giunta Lucini per i suoi maxi avanzi di amministrazione, ma vedo che la musica non è cambiata. Dopo tre esercizi in cui le somme hanno continuato a crescere, è evidente che questa giunta non è in grado di incidere sulla macchina comunale. Una riorganizzazione del personale è quanto avevo chiesto a più riprese. Non sono entusiasta di questi soldi in cassa, che significa che non sono stati spesi. E se il Comune non è in grado di spenderli, che li usi almeno per abbassare le tasse».

«Ognuno si assuma le responsabilità del proprio voto» è quanto il vicesindaco Alessandra Locatelli, Lega, manda a dire ai sempre più tiepidi alleati di Forza Italia. «È un fatto di responsabilità. Noi andiamo avanti lealmente e compatti a sostenere questa giunta». Certo, non hanno aiutato gli assenti, tra cui spicca la figura del deputato leghista Claudio Borghi.


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