La Regione copre le perdite  Ma le Rsa rischiano ancora
A Rebbio una delle sedi della Fondazione Ca’ d’Industria (Foto by archivio)

La Regione copre le perdite

Ma le Rsa rischiano ancora

I fondi destinati al risanamento dei bilanci non bastano - Pesa la diminuzione del numero degli ospiti: molte potrebbero chiudere

La Regione ha coperto interamente i fondi annuali destinati alle Rsa, ma per le case per anziani non basta, lo spettro del fallimento è reale.

Ats Insubria per conto della Regione venerdì ha deliberato lo stanziamento del budget a favore delle strutture sociosanitarie, comprese le 57 Rsa del Comasco. Prima del Covid queste cifre non corrispondevano mai, semplificando la Regione metteva una quota oltre a quanto inizialmente pattuito, non l’intero ammontare. Invece quanto sottoscritto per il 2020 è stato coperto del tutto dai fondi regionali. Il Pirellone ha anche cercato con diverse delibere di venire incontro ai vari costi sostenuti per le mascherine, i tamponi o le spese per il ricovero dei positivi.

«Vero, ma senza nuovi ingressi, con molte stanze vuote e purtroppo con molti decessi – spiega Mario Sesana, segretario a Como dell’Uneba, realtà che rappresenta le Rsa del territorio – abbiamo perso larga parte delle rette delle famiglie che molte le residenze per anziani rappresentano tra il 60% e il 70% del bilancio. La situazione è grave, per alcune realtà il rischio chiusura è reale».

Associazioni e sindacati hanno chiesto tramite lo Stato dei ristori per le mancate rette. Ancora l’oggi il tasso d’occupazione delle camere è basso, i familiari sono restii a portare nelle strutture i parenti, le visite sono contingentate, le misure rimangono molto severe. Tante camere peraltro sono bloccate perché adibite all’isolamento dei possibili nuovi positivi. Le prospettive per i bilanci del 2021 non sono diverse, la pandemia fino almeno ad aprile ha rappresentato un ingombrante spettro. Le Rsa sottolineano ancora la mancanza ormai cronica di infermieri. Non se ne trovano nonostante gli incentivi, preferiscono lavorare tutti negli ospedali. Dare mansioni aggiuntive agli operatori sociosanitari non è possibile. In città Ca’ d’Industria dopo aver chiuso Villa Celesia a fine marzo ha certificato un bilancio in perdita per 600mila euro, con la prospettiva di chiudere l’anno sotto di due milioni di euro. La prospettiva ventilata dalla fondazione di fare anche assistenza domiciliare per ora rimane impossibile da contrattualizzare. Comunque la difficoltà è di tutto il comparto.

«Qualche nuovo ospite nonostante tutto sta arrivando – dice Marisa Bianchi, direttrice della Ca’ d’Industria – ma tra dimissioni, decessi e una pandemia che ancora aleggia e spaventa i numeri non sono affatto sufficienti. Stiamo cercando di comprimere alcuni costi, ma alcuni sono fissi. Stiamo anche cercando di trovare nuove soluzioni, ma immaginare il futuro non è mai una cosa semplice e immediata». Mercoledì 23 giugno la quarta commissione consigliare ascolterà la relazione annuale della Ca’ d’Industria.


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