Le scuole che producono occupati  Pozzi: «Ora vedremo i nuovi indirizzi»
Studenti all’uscita del liceo scientifico Paolo Giovio

Le scuole che producono occupati

Pozzi: «Ora vedremo i nuovi indirizzi»

Il vicepresidente di Confindustria sulla ricerca della Fondazione Agnelli: «Sarà interessante vedere gli effetti dei corsi quadriennali, sono lo strumento migliore»

Como

Quasi il sessanta per cento degli studenti lariani che hanno conseguito il diploma negli istituti tecnici rinunciando ad iscriversi all’università, una volta terminata la maturità ha trovato subito un impiego.

L’alternanza scuola-lavoro, gli apprendistati e gli stage estivi potrebbero essere la chiave per avere, nel prossimo studio pubblicato su Eduscopio ed eseguito dalla fondazione Agnelli, un aumento dell’indice di occupazione. «La classifica è interessante - spiega Antonio Pozzi, vicepresidente di Unindustria con delega alla formazione – mette in concorrenza le scuole, stimola a fare meglio e consente di capire in modo più accurato dove ci si trova, anche rispetto agli altri. Il discorso, ovviamente, vale in linea generale».

Il risultato è soddisfacente? «È difficile rispondere – aggiunge – perché, a pensarci bene, tutto non è mai abbastanza o migliorabile. Certo, è importante ragionare su cosa, il territorio e gli istituti, potrebbero fare per incrementare, sotto questo punto di vista, i risultati. Le scuole, è bene sottolineare, non possono stravolgere il programma di studi. Però, riflettere e aumentare alcune iniziative come l’alternanza scuola lavoro, gli apprendistati e gli stage estivi può essere la chiave. Idem avere un comitato tecnico e scientifico funzionante, con un rapporto ancora più stretto con il mondo imprenditoriale».

Nell’ edizione appena pubblicata, i ricercatori della fondazione Agnelli hanno confrontato gli esiti universitari e lavorativi di 1.250.000 diplomati in tre successivi anni scolastici: 2012-13, 2013-14 e 2014-15. Un triennio dove la crisi economica, specie per il comparto manifatturiero, si è fatta sentire. «Fosse stato in un periodo diverso - continua Pozzi - magari espansivo per l’Italia, forse i dati sarebbero stati diversi e staremmo commentando altri esiti».

Lo studio ha coinvolto settemila scuole e, è bene sottolinearlo, non ha preso in considerazione tutti gli istituti e gli indirizzi presenti sul territorio. Alcuni, quindi, non compaiono nella ricerca, specie quelli di recente nascita.

«Una chiave - conclude Pozzi - potrebbero essere i nuovi corsi messi a punto di recente, per esempio quelli quadriennali. Sono lo strumento migliore per rinforzare e affinare, da ambo le parti, il rapporto fra i mondi scolastico e imprenditoriale. Ecco, da loro mi aspetto, quando sarà, dati davvero positivi».

La ricerca premia, nel settore tecnico economico, chi ha frequentato il Romagnosi (67,55), il Caio Plinio (63,67), il Jean Monnet e il Vanoni. In quello tecnico tecnologico, si piazza al primo posto il Jean Monnet, unica scuola a essere in testa in tre classifiche differenti, con 76,58. Seguono la fondazione Minoprio (57,14), la Magistri (56,73) e il Carcano. Nel campo professionale, ramo servizi, trovano lavoro più facilmente gli studenti di Michelangelo (69,99), Casnati (64,41) e Romagnosi. Nel ramo industriale e artigianato, buoni risultati per Sant’Elia, Romagnosi e Da Vinci – Ripamonti.n
A.Qua.


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