Migranti, l’odissea Como-Taranto I costi del “gioco dell’oca”
Como emergenza profughi, i profughi respinti al confine di Chiasso vengono visitati e rimandati a Taranto (Foto by Carlo Pozzoni)

Migranti, l’odissea Como-Taranto
I costi del “gioco dell’oca”

Il reportage dall’hotspot pugliese: spesi 770mila euro per trasferire centinaia di persone tutte tornate al nord

Raschia la gola e pizzica il naso. L’odore penetrante, proveniente dal complesso industriale attorno al varco nord del porto, accoglie i migranti trasferiti in bus dal Nord Italia - Como, Ventimiglia e, ultimamente, Milano – all’hotspot di Taranto. E se dalla statale si guarda il mare, oltre i tendoni bianchi della struttura interdetta alla stampa, si sviluppa l’Ilva, grande due volte e mezzo la città con i suoi 15mila addetti, Cementir e la raffineria dell’Eni. Una città, quella pugliese, in cui il doloroso conflitto fra diritto alla salute e al lavoro, con la vicenda nota alle cronache dell’inquinamento ambientale, vive una delle sue declinazioni più eclatanti.

Negli ultimi mesi, è destinazione di sistematici trasferimenti (alcuni li chiamano “operazioni di alleggerimento delle frontiere”, altri più pesantemente “deportazioni”) di migranti dalle città di frontiera. Sono cominciati a maggio: aerei di Poste Italiane trasportavano le persone dal confine francese verso Trapani e Bari, ma è soprattutto dai mesi di luglio e agosto che la pratica è andata strutturandosi da Como e Ventimiglia con l’utilizzo di pullman privati (Rampinini per la città lariana, Riviera per la ligure).

«In media, da luglio - conferma Michele Matecchia, comandante dei vigili della città pugliese e capo della Protezione Civile, chiamato dal sindaco a dirigere l’hotspot - abbiamo transiti giornalieri dal Nord di 40-50 persone, per un totale superiore alle 2mila persone».

A questi vanno aggiunti chi sbarca direttamente al porto di Taranto, 520 solo il 25 ottobre, e quanti sono portati dai porti di Reggio Calabria, Crotone, Messina e Catania per un totale, aggiornato al 3 novembre, di 12mila persone passate.

Qual è il senso dei trasferimenti in bus? E soprattutto quanto costa allo Stato? Il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, rispondendo a un’interrogazione parlamentare di Emanuele Cozzolino (Movimento Cinque Stelle), spiega la duplice finalità: prevenire turbative dell’ordine pubblico ed evitare che l’alta concentrazione di migranti potesse dare luogo a emergenze igienico-sanitarie. Secondo la sua relazione, la spesa a carico dello Stato al 21 ottobre «ammontava a 770 mila euro». Si stima, guardando i verbali pubblicati sul sito delle due prefetture, circa 5mila euro a viaggio per ogni pullman. La cifra non tiene conto dei costi sostenuti per la scorta e il personale delle forze dell’ordine utilizzato.

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