Migranti spinti in Italia dagli svizzeri  Salvini: «Non siamo un campo profughi»
Como migranti, frontiera, dogana, la Svizzera vista attraverso le reti di confine di Maslianico (Foto by Andrea Butti)

Migranti spinti in Italia dagli svizzeri

Salvini: «Non siamo un campo profughi»

La denuncia di SkyTg24: stranieri riammessi a Como di notte o nei fine settimana

Stranieri spinti in Italia dagli svizzeri e trasferiti di notte o nei fine settimana. La denuncia in un servizio di SkyTg24 apre un caso politico tra il nostro paese e il Ticino, con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che lancia un avvertimento: «Nessuno può permettersi di trattare il nostro paese come campo profughi dell’Europa».

Ieri il telegiornale di Sky ha mandato in onda un servizio girato a Como sul caso dei migranti letteralmente spinti dalla Svizzera all’Italia dalle autorità elvetiche.

Nel servizio si afferma che le riammissioni al confine tra Como e Chiasso riguarderebbero «centinaia di persone al mese», tra cui diversi che hanno come primo paese d’ingresso altre nazioni europee e non l’Italia. Le autorità svizzere procederebbero sulla base di una accordo bilaterale del 1998 «superato però dagli accordi di Schengen e dal trattato di Dublino».

Il primo a lanciare il sasso, nel servizio tv, è Antonio Lamarucciola, responsabile dell’osservatorio legale per i diritti dei migranti: «Mi è capitato di vedere allo sportello ragazzi che avevano come primo paese di arrivo la Germania, e vengono riammessi in Italia» anziché essere riportati verso lo Stato europeo di provenienza, come prevedono gli accordi bilaterali sull’immigrazione.

Nel servizio si parla di centinaia di riammissioni “semplificate” ogni mese, un migliaio addirittura nell’ultima estate. E che nella maggior parte dei casi agli stranieri respinti non viene rilasciato alcun documento o provvedimento dalle autorità elvetiche.

«Approfondiremo la vicenda - è il commento al servizio di Sky del ministro dell’Interno Salvini - nessuno può permettersi di trattare il nostro paese come campo profughi dell’Europa, abbiamo rialzato la testa e non intendiamo abbassarla».


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