Minacce di morte alla Cisl  Aperta un’inchiesta
La manifestazione della Cisl ai cancelli della Tbf. Lo slogan è: «Basta sciopero, vogliamo lavorare»

Minacce di morte alla Cisl

Aperta un’inchiesta

Il questore De Angelis e il post contro il sindacato: «Identificheremo il responsabile. Situazione sotto controllo, è la classica boutade di un “leone da tastiera”»

No, non sono tornati gli anni bui della contestazione dura e pura, e costi quel che costi. Né siamo di fronte a un revival degli anni di piombo, quarant’anni dopo il rapimento di Aldo Moro e trentanove dopo l’uccisione del sindacalista Guido Rossa.

Semmai, quegli espliciti messaggi minatori ancora ieri sulla pagina Facebook di Sportello sindacale autogestito, “Morte ai servi” e “Morte agli infami”, a commento della foto degli iscritti della Cisl che si oppongono al blocco delle attività alla Tbf di Albavilla decretato dai Cobas, è da ascrivere a un fenomeno che più contemporaneo non si può: quello del cyberbullismo.

È la lettura che ne dà il questore di Como, Giuseppe De Angelis, che ha avuto modo di seguire lo scontro tutto interno ai sindacati, consumatosi fuori dai cancelli della ditta di Albavilla e poi rilanciato sui social. «Non sottovalutiamo nessun segnale, sia ben chiaro» avverte il capo della polizia di Como.

Il questore cerca di riportare la vicenda nell’alveo di «un confronto acceso, ma che finora non ha mai dato segno di trascendere. Da parte nostra comunque la massima attenzione. Venerdì con la Digos siamo stati davanti ai cancelli della Tbf, e non abbiamo riscontrato quella tensione che si percepisce in altre occasioni, quando ci sono in ballo centinaia di licenziamenti. L’attività è proseguita normalmente, abbiamo permesso ai furgoni di andare e venire e a chi voleva lavorare di entrare nel luogo di lavoro».

Nondimeno, De Angelis assicura che verrà fatta chiarezza e identificato il responsabile: «Attendiamo che ci venga portata la denuncia da parte della Cisl, anche se in questi casi si procede d’ufficio, e invieremo segnalazione in Procura, vedremo comunque di risalire all’identità dell’autore di quel post. Ripeto, mi sembra un fenomeno ascrivibile alla demenza da social. Questi strumenti ormai permettono a chiunque di esprimere pensieri in completa libertà, senza rendersi conto della loro gravità».

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