Muro al confine  La Lega ticinese  vuole riprovarci
Controlli delle guardie di confine svizzere su un treno

Muro al confine

La Lega ticinese

vuole riprovarci

Il consigliere Lorenzo Quadri ha rispolverato l’idea di una barriera per frenare l’immigrazione

Tra il 2009 ed il 2012, il fondatore della Lega dei Ticinesi, Giuliano “Nano” Bignasca, per due volte aveva proposto la costruzione di un muro (alto quattro metri) al confine tra Svizzera e Italia, così da arginare l’esodo dai Paesi africani verso il nord dell’Europa, con la Confederazione nel ruolo di crocevia di queste rotte.

Nove anni dopo, con la Lega dei Ticinesi alle prese con una fase di generale riassetto istituzionale, è stato il consigliere nazionale e direttore del “Mattino della Domenica”, Lorenzo Quadri, a rispolverare dalle colonne del domenicale del partito di via Monte Boglia questa proposta, che all’epoca aveva generato una sollevazione istituzionale a tutti i livelli, cui il “Nano” Bignasca aveva risposto colpo su colpo.

Quella del “muro al confine” era stata la proposta che di fatto aveva contribuito a far conoscere la Lega dei ticinesi alle latitudini italiane, subito rubricata al di qua del confine come “grave boutade”, tenendo conto che nel 2009 - prima delle due uscite “a tema” del “Nano” Bignasca - il ministro dell’Interno era il leghista Roberto Maroni, con cui - ad esempio - il sindaco di Lugano Marco Borradori aveva negli anni intrecciato ottimi rapporti istituzionali.

Ieri, dal “Mattino della Domenica”, Lorenzo Quadri ha posto la questione in questi termini: «Ecco che all’insegna della fallita Ue, tornano in auge i muri al confine. A chiedere di blindare le frontiere esterne sono ben 12 Stati membri. La stessa strada la deve seguire la Svizzera. Bisogna blindare le nostre frontiere. Infatti in Sicilia, gli sbarchi sono ripresi alla grande, tornando ai livelli pre-pandemia. In più preme l’ondata di migranti dell’Afghanistan».

Da qui la proposta: «Avanti dunque con le barriere sui nostri confini. I soldi ci sono: usiamo gli 1,3 miliardi che la partitocrazia vorrebbe regalare a Bruxelles (polemica tutta svizzera che la Lega dei Ticinesi sta portando avanti da tempo, ndr). Una spesa che peraltro verrebbe compensata rapidamente da risparmi alla voce asilo».

A dir poco singolare la motivazione pratica addotta da Lorenzo Quadri a sostegno di questa proposta, destinata a finire senza colpo ferire nel dimenticatoio: «In tempo di crisi economica, un’opera pubblica di questo tipo darebbe lavoro a tante ditte ed artigiani locali». Tutto questo dimenticando - volutamente - che il segmento svizzero delle costruzioni senza i frontalieri sarebbe da ricondurre a numeri da prefisso telefonico, ma questa è un’altra storia.

Di sicuro, dietro la presa di posizione del domenicale leghista, ci sono motivazioni più elettorali che politiche, anche se - è bene ricordarlo - in questi anni il “Prima i nostri!” non ha giovato alla causa della Lega dei Ticinesi, che alle ultime politiche ha perso un seggio a Berna ed anche in Gran Consiglio a Bellinzona è lontano - quanto a rappresentanza - dai fasti degli anni d’oro.


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