«Papà morto per Covid  Si è contagiato in corsia»
Uno dei reparti Covid dell’ospedale Sant’Anna (Foto by foto andrea butti)

«Papà morto per Covid

Si è contagiato in corsia»

I vertici del Sant’Anna: «Tamponi continui, ma in pandemia può capitare»

Como

«Mio papà ha sconfitto un tumore. Ma in ospedale ha contratto il Covid e, meno di due settimane dopo il ritorno a casa, è morto». A raccontare la storia dell’ennesimo lutto legato al virus è il figlio di un pensionato di 75 anni, comasco: «Preferisco che il nome mio e di mio padre non venga pubblicato - spiega - per non caricare di ulteriore dolore mia madre e per non trasformare la storia in un fatto personale».

Fatta la premessa, ecco il racconto (ovviamente verificato con i vertici dell’ospedale, a cui abbiamo chiesto una replica): «Mio papà lo scorso anno è stato operato a un tumore al collo - racconta il figlio - è guarito, ma gli è stato consigliato di sottoporsi a immunoterapia. Purtroppo la prima somministrazione a fine gennaio gli ha causato una reazione immunitaria molto forte». I famigliari, con l’aiuto del medico, hanno tentato di curarlo a casa, ma senza successo.

«Non si riusciva a risolvere il problema e così l’1 marzo i medici decidono di ricoverarlo al Sant’Anna, nel reparto di oncologia» dove viene sottoposto a una cura di cortisone. «Già dopo già due giorni era migliorato, non aveva più dolori. Mentre era ricoverato, già il giorno dopo ci chiama e ci dice: “Hanno appena portato via il mio compagno di stanza perché era positivo al Covid”. Da quanto ci ha raccontato mio padre quell’uomo era arrivato prima di lui in reparto».

E non si tratta dell’unico caso: «Il 9 marzo, mentre siamo fuori dal reparto per consegnare dei vestiti per nostro padre, si apre la porta e ci chiedono di spostarci perché stavano portato fuori un altro paziente Covid» prosegue il figlio che racconta come suo padre «ha detto di aver saputo di almeno altri due trasferimenti per pazienti che si sono scoperti positivi mentre si trovava ricoverato in quel reparto».

Il pensionato esce dal Sant’Anna il 10 marzo con tampone negativo. È un mercoledì. La domenica successiva il medico di base si presenta a domicilio per fare il tampone che lo avrebbe liberato dall’isolamento: «E quel tampone è risultato positivo. Eppure mio padre non si è spostato dalla sua camera, dopo essere uscito dall’ospedale».

All’inizio di aprile, il decesso: «Vorrei sapere cosa non ha funzionato. Capire perché all’ospedale di Erba, per esempio, non ti consentono di entrare in ospedale mentre al Sant’Anna puoi arrivare fino fuori al reparto. Non voglio né vendette né cause, ma chiarezza sì».

La replica dell’ospedale

«Senza entrare nel merito dello specifico caso - replicano i vertici dell’ospedale - si osserva che si tratta, purtroppo, di situazioni che possono verificarsi nel corso di un’emergenza pandemica e per questo l’attenzione è sempre stata ed è alta. Così come previsto dal protocollo interno di sicurezza, per intercettare tempestivamente eventuali casi positivi, oltre al tampone prima dell’ingresso in reparto, ai pazienti viene eseguito un tampone ogni 48 ore per i primi otto giorni e poi una volta la settimana. Alla verifica diagnostica - conclude l’ospedale - si accompagna, in ogni caso, anche l’osservazione clinica».


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