Paratie, costi stellari  Ecco i motividell’addio a Sacaim
Il cantiere delle paratie con il sopralluogo del responsabile dell’unità di crisi Paolo Baccolo e i tecnici: i lavori sono bloccati dal dicembre del 2012

Paratie, costi stellari

Ecco i motividell’addio a Sacaim

Il direttore lavori: «Nessun imprevisto geologico». E sulla perizia: eccede il quinto dell’importo originario e questo non lascia spazio ad altro che a una nuova gara

«Ad esito dell’acquisizione della documentazione disponibile e dell’autonoma ricostruzione dei fatti rilevanti, appare evidente che le varianti apportate, o da apportare come nel caso specifico della perizia di variante 3, a seguito del manifestarsi di errori od omissioni del progetto esecutivo che pregiudicano, in tutto o in parte, la realizzazione dell’opera ovvero la sua utilizzazione, eccedono il quinto dell’importo originario del contratto». A metterlo nero su bianco il direttore dei lavori Alessandro Caloisi, nella sua relazione inviata al responsabile del procedimento, il vice direttore generale di Infrastrutture Lombarde Guido Bonomelli. E ancora «conseguentemente, senza alcuno spazio di valutazione discrezionale, si deve ricorrere alla risoluzione del contratto». Sono queste le motivazioni principali che hanno portato Bonomelli, prima di Natale, a inviare formalmente all’impresa Sacaim la lettera con la risoluzione del contratto stipulato dieci anni fa, dopo l’aggiudicazione dei lavori per la realizzazione dell’opera sul lungolago. Rispetto ai 12 milioni iniziali del contratto, la cifra raggiunta con la perizia numero tre redatta su indicazione dell’amministrazione Lucini, è arrivata a superare addirittura i 30 milioni di euro. All’azienda non vengono contestate gravi inadempienze, ma si parla di una serie di omissioni progettuali che risalgono addirittura al progetto andato in gara. Bocciata la «sorpresa gelogica» (nella relazione si parla di «imprevisto geologico»): in pratica le criticità legate ai cedimenti erano «già note e documentate a partire dalla fine del 2009». La tesi è la stessa che era già stata sostenuta dall’Anticorruzione, che aveva giudicato «illegittima» la perizia di variante numero 3 sia dal punto di vista qualitativo sia da quello quantitativo.


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