Pennestrì patteggia quattro anni e mezzo
Il funzionario delle Entrate immortalato nell’atto di ricevere una mazzetta nello studio Pennestrì

Pennestrì patteggia quattro anni e mezzo

L’ex presidente della Comense chiude i conti con la giustizia risarcendo anche 120mila euro - Condannato anche il figlio Stefano: 3 anni. Rischiano entrambi di tornare in carcere per il decreto “spazzacorrotti”

Como

Doppia condanna, ieri mattina in tribunale, nell’ambito dell’inchiesta per corruzione che alla fine dello scorso giugno decapitò il vertice dell’Agenzia delle entrate di Como, svelando un radicato ed esteso sistema corruttivo.

Davanti al giudice dell’udienza preliminare Carlo Cecchetti, il ragioniere Antonio Pennestrì, 79 anni, ritenuto figura chiave dell’indagine a suo tempo coordinata dal pm Pasquale Addesso, ha patteggiato una pena di quattro anni e mezzo di detenzione. Tre invece gli anni di condanna che il tribunale ha accordato - sempre tramite patteggiamento - a suo Stefano Pennestrì, 43 anni, lui pure accusato di corruzione.

I due professionisti hanno anche risarcito: il tribunale non ha fatto che confiscare i 120mila euro già in sequestro, parte dei quali era stata recuperata, in forma di assegni circolari, nello studio professionale di via Giulini.

L’indagine intanto continua. Al vaglio degli inquirenti il contenuto (secretato) dell’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero da Roberto Leoni, ex direttore dell’Agenzia delle entrate di Como, poi trasferito - prima degli arresti di giugno - alla sede di Varese.


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