Processo paratie
Anche l’ex sindaco Lucini
tra i condannati

La decisione di primo grado del tribunale sulle barriere mobili. Ridimensionate le accuse della Procura

Il Tribunale di Como ha condannato nel primo pomeriggio fa l’ex sindaco Mario Lucini, l’ex direttore dei lavori delle paratie Pietro Gilardoni, l’ex responsabile del procedimento Antonio Ferro nonchè la dirigente del comune Maria Antonietta Marciano e l’ex dirigente Antonella Petrocelli nel processo per i presunti abusi legati al progetto paratie del lungolago.

Gilardoni è stato anche condannato per corruzione nel caso di salita Peltrera. Condanne comunque abbondantemente al di sotto delle richieste del pubblico ministero: la più alta - 4 anni - a Gilardoni, due anni ad Antonio Viola (ex dirigente anche lui accusato di corruzione con Gilardoni), un anno e mezzo a Lucini, un anno a Marciano, sei mesi a Petrocelli. Condannato a un anno e 8 mesi anche l’imprenditore Foti per aver indotto Gilardoni a rivelare i nomi delle aziende partecipanti alla gara d’appalto per il rifacimento delle piazze del centro.

La sentenza arriva dopo due anni di processo e poco meno di 40 udienze nel corso delle quali, nell’aula del palazzo di giustizia, sono sfilati politici, tecnici ed esperti che sul tema paratie hanno detto tutto e il contrario di tutto. Molti testimoni, in aula, hanno ad esempio sconfessato quanto scritto in atti amministrativi - è il caso dei dirigenti che, in Regione Lombardia, oggi si ritrovano a gestire il nuovo progetto - mentre altri hanno confermato quella sensazione di superficialità nei controlli della grande opera comasca emersi ben prima del via dell’inchiesta.

Il fascicolo “paratie”, che poi si è allargato anche a un’ipotesi di corruzione - non legata ai lavori sul lungolago - e a presunte turbative d’asta per i lavori di sistemazione delle piazze del centro sotto la giunta Lucini, è anche costato il carcere all’allora dirigente del settore Reti, Pietro Gilardoni, e all’imprenditore Roberto Ferrario (l’unico degli imputati ad aver patteggiato la pena), nonché i domiciliari a un altro dirigente del Comune, Antonio Ferro, e a un altro imprenditore, Giovanni Foti.

In seguito all’inchiesta, il progetto predisposto dal Comune - che forse avrebbe consentito di riprendere i lavori e, oggi, sarebbe probabilmente terminato - è stato congelato, la Regione ha avocato a sé l’intero iter, ma a oltre due anni dall’intervento dell’allora presidente Roberto Maroni tutto è ancora fermo, ad eccezione della predisposizione di un progetto - presentato un paio di mesi fa - che ricalca quasi completamente quello predisposto da Gilardoni prima del suo arresto.

La sentenza ha anche visto il non luogo a procedere - per la prescrizione del reato - dell’ex sindaco Stefano Bruni, e con lui di Viola, Ferro e il dirigente di Sacaim Graziano Maggio, accusati di reati edilizi e paesaggistici connessi con il progetto paratie nonché di deturpamento di bellezze naturali. Assolti da ogni accusa Ciro Di Bartolo, dipendente del Comune accusato di turbativa d’asta, e di Virgilio Anselmo, già consulente della Procura di Como e accusato in concorso con Di Bartolo di turbativa d’asta.

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