Quindici anatre morte
«Troppo cibo buttato dalla riva»

Trovate senza vita ieri sul lungolago. Le ipotesi: «Colonie di uccelli troppo numerose. Insorgono patologie per sfoltire la popolazione»

Una quindicina di uccelli sono stati trovati morti ieri pomeriggio nel primo bacino.

Quattro o cinque erano sulla passeggiata degli Amici di Como, la Polizia provinciale ne ha trovati altri nelle acque del primo bacino e qualche esemplare era stato raccolto di prima mattina da Aprica, l’azienda che pulisce (fra l’altro) le rive. Si tratta di due folaghe e di una dozzina di germani reali.

L’allarme è stato lanciato da una passante che ne ha scritto sul gruppo Facebook “Sei di Como se...” e ha segnalato il fatto alla Polizia provinciale, subito intervenuta sul posto con una barca. Gli esemplari raccolti sono stati consegnati all’Ats - l ’ex Asl - perché proceda alla analisi per risalire alle cause della morìa.
Già la scorsa settimana nella zona dell’hangar erano stati trovati quattro-cinque uccelli morti, e a fine agosto altri cinque uccelli senza vita erano stati trovati a Blevio.
Due le ipotesi secondo il comandate della Polizia provinciale, Marco Testa: la prima è l’avvelenamento, ambientale o volontario. A un forte inquinamento, circoscritto, di un tratto del fiume Breggia era per esempio dovuta la morte di alcuni esemplari di cigni trovati alcune settimane fa a Villa Erba.

La seconda ipotesi è che si tratti di morti dovute a una “patologia da sfoltimento”: «Non mi stupirebbe troppo - spiega il comandante - Nel nostro lago c’è un’anomala concentrazione di certe specie di uccelli, per esempio cigni o germani reali, specie che si avvantaggiano di un ambiente eccessivamente antropizzato: il numero di individui è alto per cause artificiali, in particolare per la somministrazione di grandi quantità di cibo dalle sponde. Da parte di chi, insomma, gli butta il pane. In queste condizioni capita che si scatenino delle patologie per ristabilire un equilibrio nel numero degli animali. Se è questo il caso di cui stiamo parlando, il fenomeno di sfoltimento potrebbe essere solo all’inizio».

Ristabilire l’equilibrio

«Il primo bacino - prosegue il comandante - è un ambiente falsamente naturale, e quelli non sono animali davvero selvatici: sarebbe invece importante ristabilire un ecosistema equilibrato, in cui ciascuna specie abbia la propria nicchia.

«In un ambiente del genere fra l’altro ci sarebbero più predatori, gli individui più forti si salverebbero mentre i più deboli, che spesso lo sono perché malati, verrebbero predati, diminuendo così il rischio di trasmissione delle patologie. Sono meccanismi naturali, che l’intervento dell’uomo ha alterato».
In attesa che l’esito delle analisi chiarisca le cause della morìa, il comandate Testa suggerisce di evitare di buttare cibo ai cigni e alle anatre che popolano il lungolago.

© RIPRODUZIONE RISERVATA