Le Primavere  «Robot e androidi? Saranno presto più intelligenti di noi»
Sempre più stretto il rapporto tra umani e intelligenza artificiale

Le Primavere

«Robot e androidi? Saranno
presto più intelligenti di noi»

L’intervista Robert Bray si è occupato di diritto civile sulla robotica e martedì sarà ospite de Le Primavere a Lecco.

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Ha suscitato scandalo la risoluzione del Parlamento europeo “Norme di diritto civile sulla robotica” del 16 febbraio 2017.

Ad occuparsene Robert Bray all’epoca alla Commissione giuridica Ue e martedì prossimo all’auditorium della Camera di Commercio di Lecco, ore 20.45, per ultimo appuntamento - come sempre gratuito, - della rassegna “Critica della Ragion digitale”. ISCRIVETEVI QUI

Insieme a lui Filippo Pretolani consulente di comunicazione e i giornalisti Diego Minonzio, direttore de La Provincia e Vittorio Colombo, responsabile dell’edizione di Lecco. Il tema: “Quando i computer imparano da soli.

La super intelligenza cambia le nostre vite” apre la questione del possibile errore: cosa succede se l’intelligenza artificiale sbaglia? Quasi una contraddizione in termini. Se un’auto a guida automatica investe un pedone? Se un robot cadendo fa dei danni?

Robert Bray ha lavorato nelle istituzioni europee dal 1973. Nel 1984 è entrato a far parte della Corte di giustizia europea come giurista-linguista. Ha lavorato per il Parlamento europeo dal 1997 al 2017 come capo della segreteria per la Commissione affari legali. Essendo stato responsabile della legislazione sul diritto d’autore nella società dell’informazione, sul’e-commerce, sui brevetti informatici, ha ispirato la Commissione a occuparsi della questione della robotica e dell’intelligenza artificiale. Oggi in pensione, pubblica su questioni giuridiche e insegna a Urbino e alla Luiss. È membro del Consiglio dell’European Law Institute.

La responsabilità civile nell’era digitale: come è stata affrontata dalle istituzioni?

Ho sollevato questa questione al Parlamento europeo quando ero capo della segreteria della Commissione giuridica. Si era cominciato ad analizzare la questione dell’intelligenza artificiale e dei robot pensando, all’inizio, alla macchina automa e agli effetti delle sue azioni sulla responsabilità civile, in ambito di diritto assicurativo. Il tema si è poi ampliato moltissimo, siamo andati a indagare molti altri campi di applicazione: dalla medicina agli aspetti sociali fino a cercare di capire se il mondo di cui stiamo parlando è reale o è da considerarsi la proiezione di un programma. Sono state poste questioni filosofiche e ci siamo interrogati sulla questione della coscienza individuale. Se le macchine possono pensare, quali saranno gli effetti sulla società e sull’impiego e in quale misura il mondo, in futuro, sarà diverso dall’attuale sono solo un piccolo campione delle questione considerate.

Cosa è scaturito da tutti gli studi e le analisi fatte?

La risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica. Ma anche un software sofisticato che simula i possibili impatti dell’intelligenza artificiale sui diversi settori: dalla medicina all’energia. Il Parlamento europeo non ha il potere di imporre una legislazione, ma chiede alle autorità di avviare certe azioni e di considerare la materia. Questa iniziativa ha avuto un’ampia eco in tutto il mondo. La relatrice lussemburghese Mady Delvaux ed io siamo stati invitati a parlarne ovunque, dal Portogallo al Giappone. Ci ha sorpresi l’impatto e l’interesse suscitato dal tema, ma in effetti questa problematica avrà un’incidenza fondamentale sulla società del futuro e alcune idee, come codice di condotta, sono state riprese da altri paesi in particolare in oriente.


Quali sono gli aspetti in assoluto più delicati sollevati dalla risoluzione?

La risoluzione ha provocato reazioni di vario genere. C’è chi ha espresso preoccupazioni sul possibile sfruttamento dei robot in un prossimo futuro nel caso potessero pensare come noi e quindi provocare un dilemma etico. Sono stati fatti degli esperimenti osservando come le persone trattano i robot e si è verificato che tendono a comportarsi con loro come se fossero esseri viventi. In Giappone esistono robot impiegati come badanti e c’è il rischio reale che si crei un legame affettivo tra le persone anziane e le macchine. Infine esistono o potrebbero esistere anche robot a uso sessuale, questione della quale non si è trattato nella risoluzione ma che pone potenziali problemi.


Particolarmente controversa la parte nella risoluzione in cui il Parlamento accenna alla possibilità nel futuro di attribuire personalità giuridica ai robot. Quali risposte sono state date?

I parlamentari hanno alla responsabilità giuridica a partire dalla macchina che si guida da sola o dalla persona che ha prodotto la macchina. Se ne è discusso anche alla scuola Sant’Anna di Pisa dove nel dipartimento di robotica e intelligenza artificiale hanno studiato la questione, ma hanno rigettato l’idea della personalità giuridica, mentre i parlamentari l’hanno ripresa pensando a grandi società produttrici che hanno personalità giuridica e che possono fornire un modello.

Lo scopo è assicurare una tracciabilità, identificare la catena di produzione. Ma è sufficiente risalire a chi ha prodotto il robot oppure a chi installato il programma?

Non proprio, i dispositivi con intelligenza artificiale possono anche essere venduti e si prevede possano poi avere anche una certa autonomia. Se poi le singole macchine dovessero sviluppare una personalità propria sarà necessario capire in quale misura debbano assumersi anche la responsabilità delle loro azioni. In ogni caso la personalità giuridica è stata posta solo come ipotesi, non è mai stata una vera proposta, potrebbe diventarlo forse in futuro quando i robot saranno più sofisticati. Per il momento si è voluto porre la questione di un registro delle macchine intelligenti e di due tipi possibili di responsabilità giuridica per i produttori e per i proprietari. Capiamo che è scioccante per tutti pensare a delle macchine con una personalità, ma questa è una delle concrete possibilità che possono aprirsi quando i robot avranno una capacità intellettuale molto superiore a quella dell’essere umano.

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