Scandalo forno, dal Comune solo parole
Lo scandalo del forno crematorio resta in primo piano

Scandalo forno, dal Comune solo parole

Da un mese c’è l’autorizzazione della Provincia, ma Palazzo Cernezzi non ha pensato al bando per la gestione - Anzaldo: «Emblematico di come viene amministrata la città». Minghetti: «Adesso è ora di arrivare a una soluzione»

Como

L’estate volgeva al termine, quando l’assessore Francesco Pettignano regalava alla città l’ennesima (vana) promessa: «A inizio novembre l’impianto dovrebbe tornare in funzione». Si dirà: son passati pochi mesi. Peccato che l’estate che volgeva al termine era quella del 2017, così come il novembre fatidico in cui il forno crematorio avrebbe dovuto ripartire. Un anno e tre mesi dopo quella data, l’impianto non solo è spento, ma il Comune non ha neppure predisposto il bando per la sua gestione. E siamo ancora alle promesse: «Speriamo di poter far tutto in maniera celere».

«Emblematico» reagisce il consigliere Fulvio Anzaldo (gruppo Rapinese sindaco). Più demoralizzato che arrabbiato, l’esponente di opposizione non accetta scuse sul protrarsi dello scandalo del forno crematorio: «L’assessore dice che non si poteva pubblicare il bando per la gestione prima di avere le autorizzazioni da parte della Provincia. Bene. Prendendo per buona questa spiegazione, com’è possibile che un mese dopo l’arrivo dell’autorizzazione ancora non esiste neppure la bozza del bando da pubblicare?».

Ricapitoliamo, per comprendere meglio la questione. Il forno crematorio di Como, alle prese con guasti su guasti nei mesi finali dell’amministrazione Lucini (l’assessore di riferimento era Marcello Iantorno), si è bloccato definitivamente il 4 giugno 2016. Costringendo i comaschi ad andare in Valtellina, in provincia di Sondrio, a Lugano e a Biella (prima che i responsabili dell’impianto venissero arrestati dai carabinieri) per poter far cremare i propri cari. Fatti i lavori di sistemazione del forno, bisognava procedere al collaudo, alle autorizzazioni della Provincia, al bando per la sua gestione. Sul collaudo, i problemi e le difficoltà non sono mancate. Sull’autorizzazione, il Comune a ottobre ha sbagliato a inviare la richiesta (era incompleta) ed è stato costretto a ripresentarla. L’amministrazione provinciale ha comunque concesso l’autorizzazione ben prima dei 120 giorni di tempo a disposizione. Peccato che al 18 gennaio, giorno del via libera, nessuno a Palazzo Cernezzi avesse predisposto neppure una bozza di bando per la gestione. E, intanto, il tempo passa.

«Crediamo che sia ora di arrivarne a una - commenta Barbara Minghetti, consigliere di Svolta Civica - Eravamo speranzosi in una soluzione in tempi brevi, e invece adesso scopriamo che il bando non è pronto. Io sono abituata a tempi e a velocità diverse: rimango spesso sorpresa dal meccanismo e dalle tempistiche della macchina pubblica. Ma qui si poteva fare prima».

«Ancora una volta questa amministrazione è in ritardo su un tema nevraglico per la città - attacca Stefano Fanetti, consigliere del Pd - Viene da chiedere se si può continuare con questa approssimazione su temi così cruciali come il forno crematorio».

Ai comaschi non resta che accontentarsi delle parole dell’assessore, pronunciate non più tardi di un giorno fa: «Stiamo cercando di accelerare il più possibile i tempi. Ma al momento non posso dire quando potrà tornare in funzione». E, almeno su questo, c’è da credergli.  


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