Senza pass nei negozi: a Chiasso si può
«Noi ticinesi siamo felici di accogliervi»

Paradosso con le nuove regole, in Ticino basta la mascherina per fare acquisti - I commercianti del Mendrisiotto invitano i comaschi. Cassina: «Non credo cambi molto»

Senza pass nei negozi: a Chiasso si può «Noi ticinesi siamo felici di accogliervi»
Da oggi cambiano le regole anche per l’accesso ai negozi di abbigliamento in Italia

Da oggi, su entrambi i lati del confine bisognerà fare i conti con le nuove regole direttamente connesse alla durata del Green pass. E così, per una sorta di legge del contrappasso, se circa 10mila ticinesi - con la durata del “Certificato Covid” (l’omologo del nostro Green pass) decurtata a nove mesi - potranno sì varcare il confine, ma non entrare da oggi nei negozi di abbigliamento (e così giocattoli e cosmetici), diversi comaschi, con il Green pass scaduto alla mezzanotte di ieri, potrebbero rivolgersi ai medesimi negozi ticinesi, dove l’unico obbligo è legato alla mascherina.

Comaschi e ticinesi potranno varcare il confine nel nome della deroga dei 60 chilometri contenuta nell’ordinanza del ministero delle Salute. Altro discorso è l’accesso a determinate attività commerciali, con il Green pass italiano che da oggi varrà 9 mesi e non più 6 e quello svizzero che da 12 avrà una validità sempre da oggi pari a 9 mesi.

«Siamo pronti ad accogliere i comaschi ed i residenti nelle zone di confine che dal 1° febbraio avranno il vincolo del “Green Pass” per accedere in determinate attività tra cui i negozi di abbigliamento - conferma il presidente della Società Commercianti del Mendrisiotto, Carlo Coen -. Noi siamo pronti ad accogliere queste persone. Le misure che abbiamo predisposto tutelano sia si clienti sia i lavoratori. Ricordo che da noi basterà la mascherina per entrare. Il Ticino rappresenta l’unica alternativa percorribile all’acquisto online».

Ricordando che per i negozi varrà il Green pass base, il presidente di Federmoda Como (Confcommercio), Marco Cassina , fa sapere che «l’invito dei commercianti ticinesi rientra nel gioco delle parti, ma che sostanzialmente per noi cambia poco nulla circa l’obbligo in vigore domani (oggi, ndr)». «Non credo - dice - che il discorso possa limitarsi a mascherina sì e Green pass no (questo il sunto dell’invito ticinese, ndr). La mascherina non è un limite peraltro, ma una sicurezza in più. D’accordo il Green pass rientra nella categoria “obblighi in più” rispetto a quelli già in essere, ma noi siamo pronti».

«In base anche ai numeri dell’ondata di contagi ancora in essere, ritengo ci troviamo di fronte a un numero importante di persone guariti cui si uniscono le percentuali altrettanto importanti di vaccinati - osserva Marco Cassina -. Ritengo che ai primi posti della graduatoria di chi non è vaccinato non figuri certo l’acquisto di un capo di abbigliamento, viste le difficoltà evidenti per bere un caffè o salire su un bus. Da parte dei nostri associati c’è la consapevolezza di garantire al meglio la sicurezza dei clienti».

L’invito - garbato secondo consuetudine - di Carlo Coen ha avuto vasta eco anche in Ticino. «Ho notato via social alcuni commenti in cui il disappunto era evidente per questo nuovo obbligo - chiosa il presidente della Società Commercianti del Mendrisiotto -. In un commento si leggeva testualmente: “Andremo a fare acquisti in Ticino”. In parte, dunque, ho riportato un’esigenza che è venuta avanti nel vostro territorio e in generale nei territori italiani di confine».

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