«Stuprò e cercò di uccidere una donna»
Condannato a dodici anni di carcere

Giovane ritenuto colpevole di una brutale aggressione avvenuta in centro città

«Stuprò e cercò di uccidere una donna» Condannato a dodici anni di carcere
Il sospettato della brutale aggressione arrestato dai carabinieri
(Foto di butti)

Como

Lei è una ragazza comasca seguita dai servizi di aiuto psicologico. Lui un giovanissimo originario del Burkina Faso che, a Como, ha trascorso qualche tempo nel 2019. I due si erano incontrati in un bar del lungolago, avevano iniziato a chiacchierare, ma la serata era terminata in modo drammatico con la ragazza soccorsa nottetempo a Porta Torre mentre, sanguinante, cercava aiuto in una città deserta.

Il Tribunale di Como ha condannato a 12 anni di carcere, con l’accusa di tentato omicidio, violenza sessuale aggravata e rapina, un ragazzo di 23 anni ritenuto l’autore della brutale aggressione avvenuta nell’estate di tre anni fa in pieno centro storico, e per la precisione nell’area di cantiere dell’ex nucleo di polizia tributaria accanto alla biblioteca.

La notte da incubo vissuta dalla giovane risale alle ore che separavano il 24 dal 25 agosto 2019.

I due - la circostanza è stata confermata da una barista del lungolago, rintracciata dai carabinieri di Como durante l’indagine - avevano bevuto assieme qualche birra. Quindi si erano messi a passeggiare verso il centro storico. Dove si consuma l’aggressione.

Giunti nelle vicinanze della biblioteca la giovane viene trascinata all’interno del cantiere dello stabile in ristrutturazione tra via Diaz e via Parini. E nello squallore di quell’edificio buio e - all’epoca - fatiscente, il giovane dapprima (secondo l’accusa e i giudici di primo grado) avrebbe colpito con una pietra alla testa la giovane, quindi avrebbe afferrato un pesante blocco di cemento anche questo utilizzato più volte contro la malcapitata.

Nel corso dell’aggressione poi la donna è stata violentata e, infine, derubata. La vittima venne ritrovata ore dopo in zona Porta Torre, con il volto ricoperto di sangue, dai carabinieri e dal personale del 118. Una volta in pronto soccorso, i medici hanno riscontrato ferite e lesioni molto serie giudicate guaribili con una prognosi non inferiore ai quaranta giorni.

Ora la sentenza di condanna, nonostante il legale abbia insistito: non è stato lui.

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