Tanti anziani ricoverati? Falso
In Terapia intensiva sessantenni no vax

I racconti degli operatori comaschi - Per lo più pazienti di 60-70 anni, obesi o con patologie -C’è chi rifiuta il casco salvavita e chi schiera l’avvocato

I pazienti in Terapia intensiva per Covid? Sono per lo più sessantenni e non vaccinati.

L’ultima ondata, pur avendo fatto dilagare i contagi tra bambini e giovani, non ha mandato per fortuna adolescenti e minorenni in Rianimazione. Sono state colpite persone dai 40 anni in su, soprattutto nella fascia tra i 60 e i 70 anni, a sentire gli specialisti del Sant’Anna. Difficilmente i grandi anziani sono arrivati in Terapia intensiva, i decessi degli over 80 avvengono soprattutto nei reparti ordinari. I 59 lutti contati nell’ultimo mese nei reparti dell’Asst Lariana, sui 118 complessivi comunicati nella nostra provincia, riguardano più gli uomini che le donne. Secondo i medici al lavoro nell’ospedale di San Fermo (nonostante le numerose richieste del nostro giornale non sono mai state fornite risposte da Asst e Ats), una costante è la presenza di patologie pregresse. A volte l’obesità, ma anche l’ipertensione, gli scompensi cardiaci, uniti al diabete e a problemi respiratori.

Ma ciò che più sottolinea chi lavora in questi reparti è la presenza di un gran numero di pazienti non vaccinati. Dei dodici letti Covid fino a metà mese allestiti nella Rianimazione di San Fermo, il numero massimo attrezzato in quest’ultima ondata, in media dieci erano occupati da cittadini non vaccinati. Tra l’80% e il 90% dei pazienti più gravi trattati non era immunizzato.

Probabilmente sarebbe stata più che sufficiente la metà dei posti letto Covid in Rianimazione se tutti i cittadini si fossero fatti vaccinare (anche con la terza dose, la seconda non basta soprattutto se fatta da più di quattro mesi).

Negli ultimi giorni i pazienti in Terapia intensiva al Sant’Anna sono scesi a sei, con purtroppo due ulteriori decessi che di nuovo hanno riguardato persone non vaccinate.

I vaccinati positivi al virus ricoverati in Rianimazione sono spesso pazienti con bisogni di cura diversi, sono entrati per altre ragioni come un grave trauma.

Nonostante l’evidente efficacia dei vaccini capaci di prevenire la malattia più grave, i medici anche nelle ultime settimane hanno dovuto dialogare e a volte scontrarsi con dei pazienti no vax. Sostenuti dalle loro famiglie, queste persone hanno ammonito gli specialisti. C’è chi si è rifiutato di indossare il casco per la ventilazione forzata, uno strumento salvavita e senza il quale si rischia di finire intubati. I medici dell’ospedale di Erba hanno anche avuto a che fare con dei legali messi in campo dai parenti di un paziente no vax. Al pronto soccorso a Como sono arrivati in condizione già molto critiche persone che per diversi giorni hanno detto di no al ricovero, pur incalzati dai medici di famiglia.

Al Valduce gli specialisti raccontano di un sessantenne non vaccinato trasferito da un’altra Terapia intensiva, con la vita appesa ad un filo dopo aver ricevuto pesanti cure. Questa persona, superata polmonite, casco e intubazione, ha spiegato ai medici di non aver mai fatto il vaccino perché ha appena sconfitto un tumore alla prostata. Aveva paura che il vaccino potesse riattivare il tumore. Quando l’indicazione è l’esatto contrario: i pazienti più fragili per primi devono mettersi al sicuro con il vaccino. Compresa la lezione e iniziato un lungo percorso di riabilitazione, l’uomo ha promesso a infermieri e dottori che farà la vaccinazione anti Covid.

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