Test in farmacia anche con sintomi        «È vietato ed è anche pericoloso»
Comaschi in coda fuori da una farmacia (Foto by archivio)

Test in farmacia anche con sintomi

«È vietato ed è anche pericoloso»

Tempi lunghi con Ats e molti scelgono il “fai da te”. I farmacisti: «Così mettono a rischio noi e gli altri clienti»

Sui tamponi e i tracciamenti ormai vige il “fai da te”. Alcuni cittadini, anche in presenza di sintomi, si recano in farmacia.

Con l’esplosione dell’ondata Omicron, la richiesta di tamponi è ancora aumentata. Nel Comasco siamo passati da circa 50mila test processati a settimana a metà dicembre, un record mai toccato dall’inizio della pandemia, ai 67mila tamponi analizzati settimana scorsa. Trovare un appuntamento libero è un terno al lotto. Sempre da gennaio le nuove regole stabiliscono che un tampone rapido antigenico fatto in farmacia, non da soli a casa, è sufficiente per essere dichiarati positivi. Per far scattare dunque la quarantena e accedere alla malattia lavorativa.

«E così sintomi o non sintomi finiscono tutti per correre in farmacia a fare il tampone – spiega Daniele Luraschi , medico comasco – quando invece chi ha un raffreddamento forte o ha la febbre non potrebbe andarci. I cittadini sintomatici devono rivolgersi ai noi medici e domandare un appuntamento attraverso i punti tampone presenti sul territorio. Solo che non si trova posto e allora, per fare in fretta, molti preferiscono rivolgersi alle farmacie».

L’attesa ai centri tampone dura anche una settimana. Molti medici decidono così di firmare direttamente l’impegnativa per fare il tampone provando a inviare i loro assistiti in coda in via Napoleona o in via Castelnuovo. Una pratica sconsigliata da Ats e Asst Lariana per le ovvie conseguenze organizzative. Dunque, è un fatto, sono proprio alcuni medici a suggerire ai pazienti di andare in farmacia, anche in presenza di sintomi. «È un problema reale – dice Giuseppe De Filippis , presidente dell’Ordine dei farmacisti di Como – chi ha sintomi non dovrebbe fare la fila vicino alle altre persone venendo a contatto anche con noi farmacisti. È un rischio per noi e per tutti. Bisogna rivolgersi ai medici di famiglia, pure loro potrebbero in teoria come noi fare i tamponi, oltre si spera a dare informazioni corrette e responsabili». Una volta le farmacie misuravano la febbre all’ingresso, ora non lo fa quasi più nessuno.

Ancora problemi

«Il sistema dei tamponi e dei tracciamenti è stato scaricato sulle farmacie – dice Nicola Arienti , titolare della farmacia di via Milano – quando invece doveva essere organizzato dalle autorità sanitarie e dalla Regione. Posso capire le difficoltà alla prima e alla seconda ondata, ma ormai siamo alla quarta». Certo, fare i tamponi, anche a 15 euro l’uno, è un guadagno. «Lavoravamo tanto e bene in otto persone prima della pandemia – ribatte Arienti – e lavoriamo ancora adesso in otto in farmacia, ma facendo il doppio della fatica e con un rischio maggiore. Le richieste sono ormai assillanti e ne farei volentieri a meno».

C’è inoltre da registrare un ricorso sistematico ai tamponi “fai da te” il cui esito non ha valore. I cittadini li comprano anche solo per essere tranquilli e poi però vogliono una controprova. Va però ricordato che anche i “contatti di caso”, se hanno fatto la terza dose, in mancanza di sintomi non devono fare il test, devono stare attenti ai primi campanelli d’allarme.


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