Titoli falsi, nuova indagine dei pm coinvolge l’ex sindaco Bruni
Stefano Bruni, commercialista, sindaco di Como per due mandati fino al 2012 (Foto by archivio)

Titoli falsi, nuova indagine dei pm
coinvolge l’ex sindaco Bruni

Sentito dai pm di Milano che indagano sulla gestione di Aipa, agenzia privata di riscossione tributi - Secondo l’accusa avrebbe fatto da intermediario con il presidente del Calcio Lecco per la cessione di titoli privi di valore

Ancora titoli obbligazionari, ancora “bond”, ancora l’ex sindaco di Como.

A poche settimane dalla deflagrazione del caso “Sca”, l’autoconcessionaria Mercedes di via Cecilio decotta e “finita” a colpi di obbligazioni fasulle - o presunte tali -, il nome di Stefano Bruni ricompare tra le carte della Procura di Milano impegnata in una gigantesca indagine nata dal crac di una agenzia privata di riscossione tributi.

I diamanti, questa volta, non c’entrano, anche se a quanto pare c’entrano altri titoli fantasma, serviti per far ottenere a una società pesarese le autorizzazioni ministeriali necessarie a esercitare l’attività di riscossione in nome e per conto della pubblica amministrazione. La legge dice che per avere quei permessi, bisogna disporre di 10 milioni, soldi che Mazal global solutions, gemmazione del gruppo Kgs di Pesaro - società entrambe al centro dell’indagine - versò in forma di titoli obbligazionari. Erano titoli che diverse banche avevano già rifiutato (con la sola eccezione di Banca Etruria, quella del papà di Maria Elena Boschi) e che però profumavano di pulito, se non altro perché risultavano emessi da Jp Morgan, una delle più celebri e quotate banche d’affari del pianeta. Non ci volle molto per scoprire, come spiegarono gli stessi funzionari del colosso bancario, che in realtà il valore dei bond era nullo, che non erano rimborsabili, e che in altre parole si trattava di carta straccia, sia pure virtuale.

Ora: chi aveva fatto da intermediario per la cessione dei titoli? Se è vero quanto ricostruito dagli inquirenti, l’intermediario esperto in materia era proprio Bruni, sul cui conto corrente la Gdf aveva scovato 170mila euro liquidati da Mazal a titolo di parcella per la mediazione prestata nell’affare.

Non solo: sempre la Procura ha accertato che l’ex sindaco aveva lavorato, nell’occasione (siamo nel 2015), in nome e per conto di Daniele Bizzozero, il patron del Lecco calcio (proprietario anche di un’autoconcessionaria a Cermenate) già al centro di un’altra indagine riguardante un presunto giro di carte di credito clonate. Bruni è già stato anche sentito dai magistrati milanesi, ai quali avrebbe riferito di non avere mai nutrito alcun dubbio sulla genuinità delle obbligazioni, regolarmente quotate dai principali istituti di credito. È un po’ lo stesso ritornello speso anche per la faccenda dei titoli viennesi, emessi, si ricorderà, grazie ai diamanti con cui gli emissari di Bruni avrebbero dovuto rilevare Sca e, prima ancora, il Bologna calcio. Il pallone, tra l’altro, torna anche qui, in quest’ulteriore indagine, e non solo perché Bizzozero sia il presidente del Lecco: risulta che quegli stessi bond Jp Morgan, siano stati utilizzati per rimpinguare, senza successo, anche i forzieri esausti del Calcio Monza.

Comunque: quella di Mazal global solutions è una storia destinata a far parlare tutta Italia, se è vero, come è vero, che i Comuni in sofferenza sono centinaia, a partire da Sondrio, città in cui da mesi gli ausiliari della sosta non prendono un centesimo di stipendio.

Tutta questa storia, ricostruita in dettaglio sull’ultimo numero del settimanale L’Espresso, trae origine dal crac di Aipa, l’Agenzia italiana per pubbliche amministrazioni, fino al 2013 la più grande società privata di riscossione del Paese. Il titolare era Daniele Santucci, varesino di Castelveccana, sul lago Maggiore, uscito di scena con una condanna per peculato nella primavera del 2014, quando la sua società finì nelle mani di altri manager che tentarono di salvarla. Come? Cedendo l’unico ramo sano, quello relativo alle riscossioni, con un portafoglio clienti di assoluto rispetto (800 Comuni). Finì tutto a Mazal, con il solo risultato che, non si sa come, passivo e debiti andarono ingigantendosi, creando guai di bilancio soprattutto a quegli enti che si aspettavano di incassare i soldi delle loro tasse. Oggi, alla vigilia del fallimento, Aipa ha proposto un concordato che riconosce ai Comuni appena il 3,6% del dovuto. Soluzioni? Chissà. Di sicuro sarà il caso di stare lontano da titoli obbligazionari. Quelli falsi cominciano a essere un po’ troppi.


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