«Usò i soldi del cliente per le proprie spese»
Sequestrati 80mila euro a un avvocato

Accusato di appropriazione indebita ai danni di un anziano di cui aveva la procura - Lui nega

«Usò i soldi del cliente per le proprie spese» Sequestrati 80mila euro a un avvocato
Un controllo della Guardia di finanza di Como. L’inchiesta sul legale è stata condotta dalle fiamme gialle

I soldi dell’anziano cliente ricoverato in casa di riposo li avrebbe usati per pagare le proprie spese personali, comprese le rate della cassa forense. Almeno questa è la ricostruzione che la procura di Como contesta a un avvocato di Como, formalmente accusato di appropriazione indebita.

I finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria hanno sequestrato il conto corrente del legale comasco. Il provvedimento, firmato dal giudice delle indagini preliminari Carlo Cecchetti, è stato richiesto dal pubblico ministero Antonia Pavan che lo scorso settembre aveva aperto un fascicolo dopo che la sorella di un anziano comasco, morto nel 2020, aveva presentato denuncia per svariate decine di migliaia di euro uscite dal conto del fratello.

La vicenda, secondo quanto hanno potuto ricostruire le fiamme gialle, inizia nella primavera del 2016 quando la sorella dell’anziano - morto in Ca’ d’Industria dopo una lunga degenza - ha presentato istanza di nomina quale amministratore di sostegno del fratello (che aveva risparmiato nella sua vita un patrimonio di oltre un milione di euro). Un paio di mesi più tardi l’avvocato che seguiva la famiglia, invia una mail al giudice tutelare per comunicare che la donna aveva rinunciato facendo decadere il procedimento (in realtà il diretto interessato garantisce che la mail sarebbe successiva a un’udienza regolarmente tenuta nell’ufficio del giudice). Nello stesso giorno in cui il magistrato dispone l’estinzione, lo stesso legale avrebbe inviato una mail a un notaio per comunicargli che in realtà l’udienza si era svolta ma che l’uomo aveva mostrato piena capacità di intendere e di volere. E proprio davanti a quel notaio sarà firmata una procura generale a favore dell’avvocato comasco.

La procura generale consente, di fatto, di gestire per conto di un’altra persona - e nell’interesse della stessa - il suo patrimonio. Secondo la magistratura e le fiamme gialle, però, il professionista comasco avrebbe in realtà utilizzato almeno 81mila euro del proprio cliente per provvedere a spese personali. Tra questi 8mila euro per pagare i contributi della cassa forense, 13mila euro versati a un’associazione il cui legale rappresentante era lo stesso avvocato, 3mila euro per pagare le manutenzioni alla propria auto, 2mila euro per spese con pagobancomat per pieni di carburante o cene al ristorante. Inoltre vengono contestati anche diversi prelievi in contanti, uno dei quali avvenuto cinque giorni dopo la morte dell’anziano.

Il giudice delle indagini preliminari ha accolto la richiesta della Procura di procedere al sequestro preventivo di 81mila euro, ovvero il denaro di cui secondo l’accusa il legale si sarebbe appropriato.

«Questa accusa mi mette molto in imbarazzo - commenta l’avvocato - quando io invece dimostrerò di aver agito in maniera diligente. Ho fatto attività importati dal punto di vista professionale e sulle stesse mi si contestano anche le parcelle sulla mia attività professionale, sulle quali ho pagato regolarmente le tasse». Per ciò che riguarda i prelievi in contanti, invece, spiega: «Lui stesso pagava una badante che tutte le settimana andava in casa di riposo ad assisterlo e io prelevavo i soldi di cui lui aveva bisogno per compensarla. Inoltre pagavo anche le spese in farmacia per conto della sorella». Insomma, tutto regolare assicura. Anche i pagamenti della cassa forense: «Ammetto di aver attinto, in un momento di necessità, ai fondi per pagarli, ho sbagliato e ovviamente restituirò quella somma. Può succedere di sbagliare, ma non parliamo certo di 80mila euro».

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