Martedì 18 Maggio 2010

Caroli e il volto nell'arte
"Vi racconto Rubens..."

di Giulia Parini


Flavio Caroli a 10 o 12 anni ha incontrato “ i pesci rossi” quadro di Matisse da allora l'arte è diventata la sua professione o per meglio dire la sua vita.

Professor Caroli l'arte è la chiave di lettura fondamentale per capire la storia ed il carattere di una civiltà. Lei ha dedicato anni di lavoro a identificare i “primari” del “pensiero occidentale”. Può spiegare ai nostri lettori?

L'arte è il primo passo per capire una civiltà, se pensiamo a ciò che conosciamo dei Sumeri o dell'antico Egitto l'abbiamo sicuramente appreso dalle immagini che hanno prodotto, perché prima di documenti e testi, sono queste che vengono studiate e ci raccontano la vita di un popolo. Ho dedicato tutta la mia vita a cercare di rintracciare ed identificare i “primari” della civiltà occidentale. Credo di averli identificati, primo nella rappresentazione del  volto, in sostanza nel viaggio introspettivo dell'uomo occidentale. La linea introspettiva dell'arte occidentale che grosso modo si identifica con la mostra che feci dal titolo “L'anima e il volto”. L'altro grande primario, l'altra faccia della medaglia è la rappresentazione della natura della quale parlerò questa sera al pubblico di Como.


Mi parla dell'altra faccia della medaglia, ossia?


Le due medaglie sono strettamente intrecciate perché l'uomo occidentale ha visto, proprio nella natura uno schermo sul quale ha proiettato i propri sentimenti le proprie passioni, tanto è vero che il romanticismo ha inventato la formula paesaggio stato d'animo. L'uomo, possiamo sintetizzare, ha proiettato nella natura la propria anima.


Lei arriva a Como mentre a Villa Olmo è in scena l'arte di Rubens. Cosa leggiamo nei volti e nella natura delle sue opere?


Nel mio libro, “Il volto e l'anima della natura” (Mondadori), ho raccontato di Rubens analizzando anche due sue immagini. Nel “gioco” dei primari, possiamo dire che Rubens c'entra sia “nell'anima del volto” che “nel volto della natura”. Rubens è stato uno dei grandi psicologi della storia dell'arte, a partire dalla sua giovinezza, quando aveva la  prima moglie, che è stata fondamentale nella sua vita e che è morta quando lui aveva poco più di cinquant'anni ed è di questo periodo  che nella sua arte c'è un senso di pienezza e di opulenza. Possiamo dire opulenza cattolica. Rubens abitava ad Anversa, città cattolica. Infatti se confrontiamo Rubens con Rembrandt che abitava nell'Amsterdam protestante, si capisce che sono due universi. Da una parte il senso della pienezza, della gaiezza della vita del mondo cattolico, mentre dall'altra il tormento e la severità del mondo nato dalla riforma, che si riassume nella verità e tormento dell'uomo protestante.


In mostra a Como, si possono ammirare le Tre grazie, Vittoria e Virtù. Che emozioni le danno queste opere?


Mi danno il senso della pienezza della carne,  una certa idea di bellezza femminile. Rubens è un pittore enormemente generoso. E' un pittore che si ama, penso che lo si ami proprio per la sua generosità, per gli appetiti espliciti. Non è esattamente quello che io amo nel femminile, ma ripeto ne capisco e ne ammiro la generosità che esprime.


Caravaggio e Rubens sono contemporanei. Quali  differenze tra i due, che sono pittori profondamente cattolici ma con una visione della Chiesa diversa?


Possiamo dire che sono due artisti contrapposti. Caravaggio si lega a quell'idea pauperistica che era quella dei Borromeo. Il rito lombardo in una Roma in cui vi erano due fazioni. Le due fazioni erano un cattolicesimo, per così dire di sinistra, appunto quello Borromaico e l'altro che comincia a nascere il cattolicesimo, per così dire di destra, della Chiesa trionfante che poi intorno al 1830 si sarebbe manifestata nel Barocco. Rubens è, incredibilmente, con vent'anni di anticipo uno dei precursori del Barocco.
 

 

 

v.fisogni

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