Mercoledì 13 Ottobre 2010

"Musica in rete" è diventato un cd
Una vetrina per il rock giovane

Una volta si parlava di “Cantuver”, Cantù come Vancouver per il legame che si era creato tra la città del mobile e il Canada, propiziato soprattutto da un grande appassionato di canzone d'autore e cantautore a sua volta, Andrea Parodi, con i suoi viaggi e i suoi amici musicisti in trasferta. Oggi si può parlare anche di “Cantoostock”, una Cantù più rock anche grazie al progetto Musica in rete che ha potenziato lo Spazio tribù con sale prove e un centro di produzione che, ora, ha sfornato la sua prima raccolta di band emergenti locali. Un titolo semplice quanto esemplicativo: "Musica in rete, compilation vol.1" giunge a coronamento di questa esperienza che è sfociata nel "Moa - Music on air" di Cernobbio e raccoglie «undici brani eseguiti da band giovanili provenienti da tutto il territorio provinciale selezionati dal gruppo La Frequenza che, all'interno del progetto, supporta i giovani artisti emergenti”. Il progetto, che ha visto l'amministrazione provinciale di Como come ente capofila e ha coinvolto i comuni di Como, Cantù, Cernobbio, Menaggio e Dongo, tutte città che oggi ospitano i “poli” dove, tra l'altro, è reperibile gratuitamente questa antologia, si è appena concluso ma le note continuano a risuonare. Questa dello “Spazio tribù”, gestito dalla cooperativa Mondovisione di Marco De Marco, Dario Galetti, Daniele Malavasi, Andrea Reali e Andrea Zorzetto è una realtà attivissima, che ha visto sorgere anche questo gruppo La Frequenza, progetto per un'etichetta che si concretizza appieno proprio con questo CD. Non è la prima produzione di questo gruppo di professionisti già affiatato che ha già realizzato brani per i Lactis Fever, per i Maestri, per The Wavers, per i vincitori del concorso “Cer.Co. Band on video” The Capozeela, La Fusione e The Idles e anche oltre il Comasco. Lo spaccato artistico offerto da questa prima compilation è davvero eccellente. C'è di tutto anche se, giustamente, le band non vorrebbero essere etichettate con un genere definito. Si prenda, quindi, con beneficio d'inventario la definizione di folk rock, certo non lineare, degli Yankee Tourists di “Hacienda”. I Club Voltaire mostrano tendenze pop ma si sente anche la lontana influenza dei Velvet Underground in questa “Fluorescent stream”. Decisamente grintosi gli Endigma di “Perfectly plastic”, The Wavers, come sempre sulle onde del pacifico guardando a riva il “Coconut tree”. Impressionante la doppietta reggae di Nati Dread e Nyabinghi, rispettivamente con “Look around” e “Who turned off the lighta”: sembrano registrate negli storici studi Ark di Lee “Scratch” Perry.
Bellissimo l'omaggio alla “Bela Lugosi is dead” dei Bauhaus operato dai Kokoro di “The rock is dead”. I Last Garden di “Beduin soul” e i New Rants di “Change my life” guardano agli anni Settanta e il gran finale è affidato all'energia dei Wild Child (“Fuckin' money”) e all'heavy de La Deflagrazione (“Vengegance is mine”). Come cantava Neil Young? “Rock'n'roll will never die!”.
Alessio Brunialti

b.faverio

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