Kledi: "Un nuovo linguaggio
per portare la danza ai giovani"

Il ballerino venerdì 28 gennaio al Fumagalli di Cantù con "Non solo Bolero"

Kledi: Un nuovo linguaggio per portare la danza ai giovani
Un altro appuntamento della stagione del teatro Fumagalli di Cantù si avvia al tutto esaurito. A conferma del momento positivo per la sala canturina, venerdì 28 gennaio alle 21.15, arriva sul palcoscenico il popolarissimo danzatore Kledi Kadiu che porta al pubblico il suo ultimo spettacolo, già forte di ottanta repliche. Si tratta di "Non solo Bolero. Carmen, Carmina Burana, Amores", un allestimento che in momenti e situazioni diversi presenta coreografie di grande impatto emotivo. Sul palco vedremo il noto ballerino albanese, reso popolare da "Amici" ma capace anche di una propria carriera autonoma. Con lui anche Emanuela Bianchini e i danzatori della compagnia Mvula Sungani.
Kledi, come sorprenderà il pubblico?
Questo spettacolo ha in sé una grande forza, e per questo mi entusiasma. Mi sono sempre considerato un danzatore amante delle sonorità etniche, dei ritmi caldi e sensuali. Capolavori come Bolero di Ravel non possono non emozionare sia chi danza che il pubblico stesso. Più in generale lo spettacolo sarà suddiviso in quattro quadri, in cui si alternano musiche e coreografie celeberrime e brani classici rivisitati. Abbiamo voluto colpire il pubblico ampio, dai puristi a chi non conosce il mondo della danza.
In effetti, negli ultimi anni, la danza ha cercato di uscire dai propri steccati per andare incontro alle platee…
È vero. Soprattutto in Italia questo è necessario, perché qui la cultura della danza non è mai stata diffusa come, ad esempio, quella dell'opera lirica. È necessario parlare linguaggi nuovi per far appassionare il pubblico, soprattutto quello giovane.
Lei che fin dagli esordi partecipò ad «Amici», si considera un pioniere di questo nuovo cammino?
Non posso dire il contrario. Certamente, in questi anni, ho sentito tante critiche levarsi contro i talent e soprattutto contro "Amici", ma di fatto, questa resta una delle pochissime, se non l'unica trasmissione a parlare di danza e a mostrarla. Si può migliorare, ma almeno la televisione, in questo caso, ha un grande pregio e credo che se ne stiano accorgendo anche i coreografi.
Lei sta lavorando anche per Rai 5, in vesti di divulgatore. Le piace questa esperienza?
Fantastica. Mi ha fatto crescere a livello professionale e umano, grazie al contatto con i grandi della danza.
E i sogni da danzatore?
Sono tanti. Voglio ruoli intensi e passionali, come il Don Chisciotte e sogno di collaborare con Bigonzetti e il suo Aterballetto, l'unica compagnia internazionale in Italia.

Sara Cerrato

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