Mercoledì 27 Aprile 2011

"Il delitto in palcoscenico:
così l'amore diventa orrore"

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Uno spettacolo che parte da eventi di "nera" accaduti in riva al Lario è fonte di grande curiosità. Come è avvenuto questo collegamento tra crimine e teatro?
A risvegliare in me l'esigenza di una riflessione, attraverso il teatro, sul rapporto tra amore, gelosia e morte, sono stati i fatti della scorsa estate che hanno fatto balzare agli "onori delle cronache" il territorio lariano. Molti ricorderanno infatti che l'estate del 2010 è stata sinistramente soprannominata "l'estate di sangue" del lago di Como. Numerosi i fatti sconvolgenti che si sono succeduti: Beatrice Sulmoni, 36 anni, è stata recuperata nel lago a Laglio, dopo essere stata strangolata e pugnalata dal marito;  Anna Maria Cheti, 48 anni, ritrovata nella sua abitazione di Bellagio , strangolata dal convivente.Inoltre, non si possono dimenticare eventi ormai storici come il famoso Omicidio Bellentani, avvenuto la sera del 15 Settembre 1948 all'Hotel Villa D'Este di Cernobbio. La contessa Bellentani sparò al suo amante Carlo Sacchi.
Fino a qui la cronaca, ma dove entra in gioco il teatro?
Pensando a queste vicende e basandomi su una tesi elaborata dalla criminologa Diana Evelynn Montalto, sono passata poi ad un'analisi psicologica effettuata grazie all'esperta Marga Domenech. Il risultato è davvero interessante ed inquietante.
Perché?
Analizzando le vicende di cronaca, abbiamo dedotto che nessuno di noi, neppure l'individuo più "normale" ed equilibrato, può essere considerato immune dalla gelosia che può portare anche all'ossessione e alla decisione di uccidere per amore. Se la passione sovrasta la ragione, i freni inibitori scompaiono completamente e si può arrivare a compiere un delitto senza neppure provare sensi di colpa.
Come raccontate questa ossessione che sembra non conoscere confini?
Come ho detto, si trae spunto da vicende locali che però vengono astratte nel racconto e che sono presenti soprattutto per immagini, grazie al lavoro di Olo Creative Farm. Sulla scena però gli spettatori vedranno due maschere calate sul volto di due attori uomini Massimiliano Angioni e Francesco Saitta, per raccontare la possibile evoluzione, dall'innamoramento alla crisi, di un rapporto d'amore.
Perché due attori e non una coppia uomo - donna?
Non volevo far scattare l'identificazione del pubblico ma permettere un'astrazione sufficiente a far pensare. Il pubblico potrà anche ridere e non identificandosi nell'elemento maschile o femminile, sarà più aperto alla riflessione. Lo spettacolo poi si basa pochissimo sulla parola e corre sui binari della fisicità e del video.

Sara Cerrato

b.faverio

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