Lunedì 09 Maggio 2011

Capossela, magia di un grande aedo

C'è stato qualcosa di autenticamente magico, sabato 7 maggio, nella performance di Vinicio Capossela e della sua ciurma al Cinema Teatro di Chiasso. La sala era immersa in una sospensione dell'incredulità quasi cinematografica, mentre lui mutava copricapi (dal bicorno da ammiraglio all'elmo acheo) e vesti passando dal pianoforte alla chitarra alla tolda di una navetta di legno da cui pilotava un organo puntato verso lontani orizzonti musicali e non, navigando in mezzo a una sottile nebbiolina da cui emergevano gli altri. Vincenzo Vasi, addetto agli aggeggi più strambi, quello che qualsiasi buon addetto al casting ingaggerebbe per interpretare il saggio nostromo dai capelli bianchi mentre Achille Succi, che non è da meno in quanto a stranezze sonore, potrebbe interpretare il giovane idealista che si è imbarcato per dimenticare qualche dolorosa vicenda di cuore. Manca il classico medico dalla bottiglia di rum facile? C'è Mauro Ottolini che si allunga e rimpiccolisce tra ottoni e conchiglie. Qualcuno deve pure tenere l'ancora di questa baracca: ci pensa il contrabbassista Glauco Zuppiroli perché il batterista Zeno De Rossi è troppo intento a destreggiarsi tra i suoi aggeggi e, soprattutto, l'ufficiale in seconda Alessandro Stefana è troppo occupato a sostenere il ponte con puntelli di chitarra e di banjo. Le canzoni sono quelle di “Marinai, profeti e balene”, tutte, nessuna esclusa: troppe per elencarle e, si potrebbe pensare, anche per ascoltarle (e non c'è niente di più patetico di un artista che vuole proporre i suoi nuovi pezzi a un pubblico interessato solo a quelli più vecchi).
Invece l'alchimia si crea subito tanto che è lo stesso Capossela a rompere ben presto la “quarta parete” per ringraziare i presenti di cotanto calore (e non mancano penetranti frecciate al mondo culturale e politico italiano: si era pur sempre in Svizzera). Così tra un omaggio a Bob Dylan e il recupero della “S.S. dei Naufragati”, la nave arriva in porto, incurante delle sirene, cantata da un aedo d'eccezione che racconta la bianchezza della balena e l'ossessione terribile di Achab, il “nostos” infinito di Odisseo, ma anche la sirenetta, “esca dalle lunghe gambe”, che seduce anche Nettuno mentre costoro hanno sedotto tutto un teatro.

Alessio Brunialti

b.faverio

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