Mercoledì 18 Maggio 2011

Il Compianto, un tesoro
d'arte e di devozione

di Alberto Rovi


L'esposizione temporanea del gruppo del Compianto della bottega dei De Donati (inizi XVI secolo) nella basilica di San Giacomo a Como si presta alla fruizione pubblica, alla riflessione religiosa, a considerazioni artistiche e di politica culturale. Le otto statue di legno scolpito e dipinto a grandezza naturale giungono da Milano appena restaurate da Luca Quartana e sono destinate a ritornare alla loro sede originaria, la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo di Caspano di Civo in provincia di Sondrio.
Posizionate nell'abside di S. Giacomo le solenni e drammatiche figure si stagliano con i loro colori splendenti sulla nuda pietra grigia delle nicchie absidali.
Difficile trovare un contesto più austero. La brutale scrostatura di quelle pareti, risultato di un non tanto remoto e sconsiderato intervento, sembrava attendere da anni una giustificazione, peccato che sia solo temporanea l'esposizione del Cristo morto e della Maddalena che gli regge pietosamente i piedi, della Madonna che si piega protendendo le braccia per un ultimo impossibile abbraccio. La Vergine è fiancheggiata dalle altre due Marie inginocchiate, mentre alle spalle le tre figure virili di san Giovanni, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo stanno compostamente erette. Nel dramma trionfa ora un senso dell' ordine che era andato perduto. Imparagonabile è infatti l'attuale valorizzazione del gruppo rispetto al contesto consueto nella angusta cappella della chiesa valtellinese con un fondale rozzamente dipinto nel XX secolo dopo il restauro di fine '800 che aveva dato alle statue una ridipintura ed una postura, in più di un personaggio, arbitrarie. La figura di Cristo era stata disposta su di un improprio piano inclinato rinzeppato con pezzi tratti dalle varie sculture che sono stati recuperai e con un paziente e filologico intervento ripristinate come in un puzzle. La figura di Maria era stata accostata a Gesù in una posizione che ricordava più quella dipinta da Giotto nel Compianto della Cappella degli Scrovegni, volto contro volto, che quella dei diversi altri compianti coevi. Oggi sia la figura della Vergine che quella della Maddalena sono meglio avvicinabili al Compianto lomellinese di Gropello Cairoli esposto nel Castello di Vigevano nel 2009 per la mostra Splendori di corte. Gli Sforza, il Rinascimento, la città, dove però la Maddalena rimane con le mani "vuote" mentre dovrebbe reggere i piedi di Gesù: simmetricamente nella ricostruzione del Compianto di Caspano la Madonna presenta una strana torsione del busto che non si spiega compiutamente con la posizione delle mani.
Arduo in ogni caso ricostruire esattamente la composizione pensata dai maestri che scolpirono queste opere perché i contesti sono mutati, quelli originari non sono quasi mai documentati e non sono mancate manomissioni.
Persino la recente ricomposizione del Compianto degli stessi autori in Santa Caterina del Sasso a Orselina (Locarno), dove peraltro è scolpita anche l'architettura ad arco trionfale, lascia spazio a perplessità.
Stupisce ancora nel Compianto di Caspano il recupero della posizione del san Giovanni, ora eretto, con la sinistra timidamente alzata, mentre prima del restauro il busto si fletteva in atto di protezione verso la figura di Maria. La reinterpretazione che ne era stata data era evidentemente in chiave più patetica di quanto non fosse in origine.
Si spiega meglio così la maturazione degli scultori che concordemente la critica individua ormai nei fratelli milanesi De Donati: Giovan Pietro, Giovanni Ambrogio probabilmente coadiuvati dal pittore Luigi (che la storiografia impropriamente chiama Alvise, alla veneta, o Lodovico).
Nel loro precedente gruppo proveniente dalla Cappella della Pietra dell'Unzione di Varallo (Pinacoteca di Varallo) i sette personaggi dolenti stanno tutti all'impiedi. Certo le esperienze che maturano dagli ultimi decenni del XV secolo, nei teatrali compianti emiliani in terracotta di Guido Mazzoni e Nicolò dell'Arca, nel milanese gruppo di Agostino de Fondulis in S. Satiro, nei gruppi lignei lombardi si accentuano progressivamente la vena drammatica e il gesto teatrale, insieme con l'espressione individuale mediata dalle esperienze pittoriche di Leonardo e Bramante preparando il terreno alla lunga stagione creativa dei Sacri Monti.
Quando il gruppo tornetà a Caspano apparirà meno isolato perchè di fronte avrà la Resurrezione di Lazzaro (1508) rilievo degli stessi De Donati dei quali è pure all'altar maggiore l'ancona con le storie di san Bartolomeo.
Se la città di Como ha perduto tra l'altro l'altare di San Pietro Martire dei De Donati già nella chiesa domenicana restano in S.
Tecla di Torno un anonimo Compianto e in S. Marta di Bellano un capolavoro degli scultori pavesi Del Maino.

v.fisogni

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