Venerdì 13 Gennaio 2012

L'Apostolo tv fa record
Ma il teologo lo stronca

di Laura d'Incalci

Se una fiction incolla allo schermo più di una partita di Coppa Italia Roma-Fiorentina, la curiosità impazza almeno quanto la fortunata puntata. Ben 6 milioni 66 mila telespettatori (22.85%), sono stati  infatti stregati da "Il tredicesimo apostolo" su Canale 5 mentre la partita in onda su Raiuno ha totalizzato uno share del 13.27 %. Come si spiega il fenomeno?  Secondo don Agostino Clerici, teologo e giornalista graffiante (www.agostinoclerici.it), questo genere di trame piace in quanto corrisponde ad una sorta di viaggio alla ricerca di una realtà camuffata, occultata.
«La gente è affascinata dall'idea che la Chiesa abbia tenuto nascosto qualcosa  che autori di libri o di film si incaricano di svelare. È un'operazione che ottiene successo e che si costruisce facilmente mettendo insieme una serie di elementi intriganti  quanto privi di qualsiasi fondamento o riscontro storico. È lo stesso filone di Dan Brown che costruisce sul nulla una trama che pretende di essere storica, ma è totalmente infondata». 
Fra gli ingredienti della fiction il senso del mistero, che sconfina sul terreno esoterico, crea sicuramente effetti accattivanti... «Certamente. Sono stati tuttavia messi a tema anche argomenti di rilievo come il rapporto fra scienza e fede, ma ho recepito una grande  banalizzazione. Prevale l'aspetto puramente fantasioso, privo di alcun rigore. Ad esempio, il giovane prete Gabriel, che si interessa di fenomeni  paranormali collabora con una "Congregazione della Verità" citata come un'istituzione ecclesiastica, ma in realtà non esiste... Si pretende di svelare una verità, invece si crea una grande confusione». L'intrigo cattura e fa leva su una gamma di inquietudini, non ultimo il senso del proibito, del trasgressivo... «Spesso i personaggi sono caricaturali: il prete bello, atletico, moderno, che dubita della propria fede è il protagonista positivo, mentre il prete che difende le fede è antipatico, bigotto, rigido. Il messaggio che esce è scorretto, presenta cioè un'immagine falsa, distante da una reale esperienza della Chiesa».

v.fisogni

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