Con La Provincia c’è L’Ordine  Numero dedicato agli “11 settembre”
La prima pagina de L'Ordine

Con La Provincia c’è L’Ordine

Numero dedicato agli “11 settembre”

Tutti gli avvenimenti storici di questa data diventata fatidica dopo il sanguinoso attentato alle Terre Gemelle

Domenica con La Provincia di Como un numero monografico de “L’Ordine” dedicato agli 11 settembre della storia. Il paginone centrale è per quello del 2001, cercando di andare aldilà delle polemiche e delle dietrologie, per analizzare da un lato (lo fa Fulvio Panzeri) come l’attentato di AlQuaeda sia diventato trama complessa di almeno una decina di romanzi (anche italiani) che meritano di essere letti e dall’altro (lo scrive da Houston, Texas, l’autore di uno di quei romanzi, Alessandro Carrera) come, oltre alle migliaia di vittime delle torri gemelle, sia morta anche la verità. Ma la copertina l’abbiamo riservata a un 11 settembre che potenzialmente racchiude in sé conseguenze ancora più importanti, nonché il possibile antidoto al ripetersi di guerre e attentati (a prescindere dalla data in cui si manifestano): quello di 110 anni fa, quando Gandhi propose per la prima volta la “disobbedienza civile”, riuscendo a convincere a metterla in pratica gli indiani residenti in Sud Africa, a prescindere dalla fede induista piuttosto che islamica. Come disse il Mahatma quel giorno, e lo potrete leggere nel discorso integrale che vi riproponiamo, si tratta sempre dello stesso Dio chiamato con nomi diversi. Tra i due 11 settembre: quello del 1416, quando a Como finirono 14 anni di guerra civile e la città fu “venduta” ai Visconti; il “sacro macello” di Tirano del 1620, scontro epocale tra cattolici e riformati; due pagine di Franco Cardini sull’11 settembre 1683, quello della battaglia di Vienna in cui fu sgominato l’esercito turco musulmano e che qualche analista aveva messo in relazione con la data scelta da AlQuaeda per l’attentato alle torri gemelle (ma lo storico smonta i dietrologi); infine una mia intervista al nipote di Pablo Neruda, l’avvocato Rodolfo Reyes, che ha fatto riesumare l’illustre zio per accertare se sia davvero morto per cause naturali o piuttosto non sia stato (come ha ipotizzato per la prima volta il governo cileno lo scorso novembre) la vittima più famosa del golpe militare di Pinochet avvenuto l’11 settembre 1973


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