Martedì 16 Luglio 2013

«Ho aperto il Lake Como

e gli porterò fortuna»

Con la consegna di un riconoscimento - un quadro dell’artista comasco Fabrizo Musa - al regista bolognese Giorgio Diritti, la sua terza opera “Un giorno devi andare” sul grande schermo allestito nell’Arena del Teatro Sociale, è iniziata ieri sera la fase clou del “Lake Como Film Festival”, quella dedicata alle “Panoramiche”, con titoli nuovi, pochissimo visti se non del tutto inediti.

È il caso del lungometraggio in proiezione stasera, alle 21: “Nanga Parbat” di Joseph Vilsmaier ripercorre una delle più celebri tragedie della montagna, non a caso già raccontata da Werner Herzog, uno dei numi tutelati della manifestazione, nel documentario “Gasherbrum - La montagna di luce”.

La vicenda dei due Messner

È la vicenda dei due fratelli Messner alle prese con una difficile salita del Nanga Parbat, uno dei quattordici “8mila”, dal versante Rupal. Il venticinquenne Reinhold, destinato a diventare uno degli alpinisti più famosi in tutto il mondo, guidava la discesa quando il fratello Gunther, già debilitato dall’impresa, venne travolto da una valanga. Vane le ricerche in sei giorni e notti all’addiaccio e con le scorte di cibo esaurite e, dopo avere abbandonato dolorosamente le ricerche del fratello sicuramente morto, almeno per consegnarlo a una dignitosa sepoltura, l’accusa infamante di averlo abbandonato. L’indagine prosciolse Messner da ogni accusa, ma quell’onta gravò sul suo animo per lungo tempo. Quella di Vilsmaier è una fiction che ben rende il rapporto dell’essere umano con un paesaggio ostile e minaccioso, solo una delle numerose cifre di lettura proposte dal festival.

Un’altra, oggi pomeriggio in sala Bianca alle 17.30, è quella di “Terra” cortometraggio dell’esordiente Piero Messina interpretato da un sempre puntuale Giorgio Colangeli. Un ritorno al paese natale, in Sicilia, è spunto per riflessioni, confronti e bilanci. Le proiezioni pomeridiane gratuite, le “Panoramiche doc”, sono la vera scommessa di questo festival alla prima edizione. Una scommessa che si potrebbe dare per vita in partenza vista la qualità dell’offerta: ieri, prima della soirée, è stato l’affascinante “Viva las Antipodas!” a incantare un pubblico non solo di cinefili.

La scelta di Diritti come primo premiato e come primo ospite non è casuale. Intanto, perché con film come “Il vento fa il suo giro” e “L’uomo che verrà” ha saputo dipingere umane vicende trattando il paesaggio come un vero e proprio personaggio coprotagonista. Poi, la sua crescente fama lo ha reso un regista che sta passando dal culto alle più ampie platee.

Prima della proiezione, il regista ha raccontato la sua esperienza in Amazzonia dove è stata girata parte del lungometraggio, un’esperienza a tratti estrema che si riallaccia idealmente a quella di Herzog per “Aguirre” presentato all’inizio del festival. «Questo posto è meraviglioso - dice ispezionando l’Arena - È stato fatto un bellissimo lavoro sia per quanto riguarda gli aspetti tecnici, sia per le scelte in cartellone. Sono onorato di fare parte di questa manifestazione: spero di portarle fortuna per le future edizioni».

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