Il racconto delle donne       nei giorni dell’orrore
Ines Figini comasca deportata a Auschwitz (Foto by Andrea Butti)

Il racconto delle donne
nei giorni dell’orrore

Dal Centro studi Schiavi di Hitler di Cernobbio una serie di videointerviste: “Voci femminili nel buio della guerra nazifascista”

«Ci sono donne… E poi ci sono le Donne Donne», scriveva Alda Merini. A riprendere questo verso della poetessa milanese, non a caso, sono gli artefici del progetto “Voci femminili nel buio della guerra nazifascista”. Realizzato da Maura Sala e Valter Merazzi del Centro studi Schiavi di Hitler, raccoglie e pubblica, rendendo immediatamente fruibili i contributi, una selezione di sequenze di dieci video – testimonianze che si propongono come sussidio didattico per le scuole di ogni ordine e grado.

«Le testimoni – raccontano – sono differenti per età e contesto. Queste ragazze del secolo scorso sono state protagoniste del loro destino. Hanno compiuto una scelta o dovuto reagire agli eventi in tempi in cui il pericolo era tangibile, costrette a “costruirsi un coraggio”, come diceva Giovanna Marturano».

Il lavoro realizzato con il contributo dell’Anppia - Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti, «è dedicato alle Donne che vivono in tutto il mondo con angoscia il presente e il futuro, subendo imposizioni di ogni genere e rischiando la vita. Anche nel nostro Paese i pieni diritti sono ancora da acquisire e donne calpestate devono difendersi dalla violenza e dai pregiudizi di genere».

Si tratta di un contributo importantissimo perché queste testimonianze, per quanto raccontino vicende singolari se pure inserite in un grande e terribile contesto, «offrono una panoramica, limitatissima se non assente nei manuali scolastici e nella didattica corrente, per stimolare i giovani al confronto tra passato e presente, per indagare che idea di libertà si rappresentano, per cosa pensano varrebbe la pena di resistere».

Non solo: queste voci aprono uno squarcio: alla tragedia immane dell’Olocausto, si aggiungono queste deportazioni che coinvolgevano persone civili, antifasciste, oppure militari italiani che, dopo l’armistizio non aderirono alla Repubblica di Salò, o, come diviene lampante proprio da questi filmati, donne che subivano talvolta delle vere e proprie ritorsioni. Narrazioni che, a tanti anni di distanza, restituiscono tutta la drammaticità di fatti vissuti in prima persona: si tratta delle ultime possibilità di ascoltare notizie di prima mano di quanto avvenne, da vittime di una persecuzione scampate, fortunatamente, a un destino che ha visto morire un impressionante numero di persone. Le voci raccolte sono quelle di Vilma Conti e Lidia Menapace staffette partigiane; Ida De Sandrè e Ines Figini deportate nei campi di sterminio per motivi politici; Giovanna Carbonoli e Pinuccia Gervasoni, figlia e nuora di operai deportati per aver scioperato e deceduti a Gusen e a Kahla; Giovanna Marturano antifascista “a vita” e Anna Sacerdoti ebrea che in Svizzera trova la salvezza. Oltre alle testimonianze italiane ci sono i racconti di Emma Marklstorfer giovane testimone di Geova nella Germania nazista e Ina Hevach deportata dall’Ucraina (all’epoca parte dell’Urss) come lavoratrice coatta. Le riprese sono state realizzate da Francesco Merazzi (responsabile anche dell’editing video), Valter Merazzi, Thomas Radigk, Massimo Rossi e Massimiliano Torrengo, con musiche di Giona Vinti.

I filmati possono essere visionati dalla pagina apposita del sito www.schiavidihitler.org che rimanda alla pagina dedicata del sito anppia.it.


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