Intervista a Jackson Browne: «Per voi canto la libertà»
Un’immagine di Jackson Browne: mercoledì si esibirà, con la sua band, al Teatro Sociale di Como

Intervista a Jackson Browne: «Per voi canto la libertà»

Il grande cantautore americano presenterà le sue nuove canzoni mercoledì in concerto al teatro Sociale di Como

Negli anni Settanta emerse da quel gruppo di cantautori confidenziali che, scrivendo brani incentrati sulle proprie personali vicissitudini, sembravano prendere le distanze dalla schiera di “singer songwriter” politicizzati che avevano caratterizzato il decennio precedente sulla scia di Bob Dylan. Ma ben presto si capì che Jackson Browne era differente da James Taylor, Joni Mitchell, Carole King e tutti gli altri bei nomi che hanno segnato indelebilmente quell’epoca.

La coscienza sociale di quel bel ragazzino dalla faccia pulita e dai lunghi capelli lisci non tardò ad emergere. Il suo nome non è legato solo a canzoni immortali come “Jamaica say you will”, “Take it easy” (regalata agli amici Eagles), “Before the deluge”, “Fountain of sorrow”, “The pretender”, “Running on empty” e le altre perle di una carriera che ha oltrepassato i quarant’anni. Browne entra nella storia anche per essere stato uno dei principali promotori di “No nukes”, grande manifestazione che segnalava, con grande anticipo sui disastri ambientali successivi, i rischi del nucleare. L’ecologia e il benessere dell’uomo sono da sempre al centro delle sue azioni e questo spirito si riflette anche sul contenuto delle sue canzoni. Non fanno eccezione le ultime, quelle contenute nel recente album “Standing on the breach”, pubblicato lo scorso ottobre.

L’artista le presenterà con la sua band mercoledì sera alle 20.30 sul palco del Teatro Sociale di Como, scelto per uno dei suoi quattro concerti italiani (ultimi posti disponibili nei palchi a 60 euro più diritti di prevendita). E la canzone “Standing on the breach” sta particolarmente a cuore al suo autore, come ha sottolineato presentando questo tour in una conferenza stampa dove si parla quasi più di politica che di musica: «È nata quattro anni fa, sulle ceneri del terremoto di Haiti. Parla della capacità, o dell’incapacità, di venire a patti con la povertà. Ma tutto questo album riflette il mio desiderio di parlare della realtà delle cose, così come se ne parla tra amici. Anche perché sappiamo già tutto: non c’è niente di nuovo rispetto ai disastri ecologici o a quelli della politica, nulla è cambiato, continuano a ripetersi».

Qual è il suo attuale giudizio della politica statunitense?

I disastri politici riguardano il mio Paese, ma anche il mondo intero. Basta guardare cosa è accaduto negli ultimi anni, le manifestazioni che si sono susseguite in tutto il mondo, da “Occupy Wall Street” alle primavere arabe, passando per Hong Kong. E tutto nasce da una stessa motivazione: i governi dovrebbero preoccuparsi di servire il popolo, invece servono l’economia, la finanza. E mentre tutti proclamano di volere la democrazia, pochi ce l’hanno davvero, soprattutto nel mio Paese, dominato dal denaro.

Dalla democrazia alla denarocrazia?

Da noi c’è chi sostiene che i soldi abbiano lo stesso valore della parola. Basta vedere cosa è successo con le elezioni di “mid term”: gli oppositori di Obama più ricchi hanno invaso i media con dichiarazioni che hanno snaturato l’operato del presidente per rastrellare voti. E la Corte suprema ha avallato il fatto che si possano finanziare illimitatamente i politici: è un provvedimento così “antiamericano” che verrà revocato.

Il suo sostegno per Barack Obama rimane.

L’ho votato per due volte e ritengo che sia il presidente più inclusivo che abbiamo mai avuto, ha cercato di migliorare il welfare e di aiutare concretamente la middle class, anche se i suoi detrattori continuano a sostenere l’opposto. Ma ci sono cose con cui non sono d’accordo che non posso sostenere nella sua politica. Una per tutte cercare di risolvere la crisi economica rivolgendosi, in pratica, alle stesse persone che l’hanno causata. Le banche sono state salvate mantenendo le stesse persone nei ruoli chiave. E altre questioni: dalla guerra con i droni, alle “riunioni del martedì mattina” per decidere chi eliminare. Alla fine noi tutti, negli Usa, pensiamo che ci siano due partiti diversi, ma ormai è come se, invece, ci fossero due correnti dello stesso partito, quello del “business as usual”.

Tutte questioni che si riflettono sul nuovo disco, in canzoni come “Which side” e “Walls and doors”.

Quest’ultima è una canzone di Carlos Varela, un grande cantautore cubano con cui ho avuto occasione di dividere il palco. Al Clearwater festival del 2011 ho tradotto questo testo in inglese perché fosse comprensibile a tutti. Poi mi ha invitato a cantarla con lui a Cuba, ma non sapevo quale verso avrei dovuto interpretare e allora l’ho adattata integralmente. Questo brano è come un regalo, non avrei potuto scriverla. Dice “Può esserci libertà solo quando nessuno ne è padrone” ed è una voce che interpreta quella dei cubani che vogliono il cambiamento. È una cosa importante da sentire, anche per il mio Paese.

Una canzone, “You know the night”, mette in musica un testo inedito di Woody Guthrie.

Le parole mi sono state date dalla sua famiglia, perché le trasformassi in un brano per il disco “Notes of hope”, tutto dedicato a inediti di Woody. Amo la sua lingua, le sue cascate di parole, le rime interne.

Un brano, “The birds of St. Marks”, risale all’inizio degli anni Settanta.

Non lo avevo mai inciso, adesso è arrivato il momento. Qualcuno ha detto che “Standing in the breach” poteva trovare spazio in “Late for the sky”, ma non penso che avrei potuto scriverla quarant’anni fa.

Numerosi artisti le hanno dedicato un tributo, l’album “Looking into you”.

Le ha fatto piacere?

Molto. Ci sono alcuni dei miei artisti preferiti e anche i miei migliori amici, come Bonnie Raitt e David Lindley. Amo Shawn Colvin, Joan Osborne, Bruce Hornsby. Devo anche confessare che mentre tutti questi grandi musicisti stavano registrando questa raccolta, io stavo realizzando il mio nuovo disco e avrei dovuto essere assolutamente al livello di quelle canzoni e di quelle interpretazioni. Credo di esserci riuscito.


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