Lario ad acquerello: un viaggio lungo 200 anni

Nel 1822 la raccolta di dipinti e descrizioni del pittore svizzero Johann Jakob Wetzel. Una delle testimonianze pittoriche più belle e complete del lago di Como rivive nel calendario 2023 di Sentiero dei Sogni

Lario ad acquerello: un viaggio lungo 200 anni
La città di Como, con Villa Olmo in primo piano, dipinta da Johann Jakob Wetzel nel suo “Voyage pittoresque au Lac de Côme” del 1822

Duecento anni ci separano dalla pubblicazione di “Voyage pittoresque au Lac de Côme”, volumetto edito nel 1822 a Zurigo dalla Orell & Füssli, antichissima casa editrice elvetica fondata nel 1519 e ancora in attività: 15 vedute del nostro lago, corredate da altrettante note ed impressioni letterarie di viaggio, ad opera del pittore svizzero Johann Jakob Wetzel, nato a Hirslanden (Zurigo) il 29 dicembre 1781 e morto a Richterswil il 22 settembre 1834. Una straordinaria testimonianza prefotografica pubblicata con quattro anni di anticipo non solo sulla circolazione dei primissimi battelli a vapore sul Lario, ma anche sulla prima fotografia della storia ad oggi conosciuta, “Point de vue du Gras” scattata da Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833) nel 1826.

Un artista “piccolo” solo di nome

Figlio di un tornitore, Wetzel svolse il proprio apprendistato tra il 1794 e il 1797 presso Johann Heinrich Bleuler e frequentò l’atelier d’arte di Johannes Walser a Herisau, dove lavorò per i pittori, illustratori e paesaggisti bernesi Gabriel Ludwig e Mathias Gabriel Lori, rispettivamente padre e figlio. Nel 1809 collaborò con l’editore Ostervald di Neuchâtel e dal 1810 fu attivo a Zurigo in qualità di disegnatore indipendente, specializzato in vedute paesaggistiche pittoresche realizzate con tecniche differenti, dalla china all’acquarello, dalle acqueforti alle complementari acquetinte. Dal 1813 fece parte della Società degli artisti di Zurigo, sorta nel 1806, e viene oggi annoverato tra i più rinomati Kleinmeister (“piccoli maestri”), un gruppo gli artisti attivo tra il 1760 e il 1830 nella realizzazione di vedute topografiche, motivi di genere, scene di natura idealizzate e raffigurazioni di costumi tradizionali. Proprio con la nascita del turismo a cavallo tra i secoli XVIII e XIX esplose, infatti, in molte parti d’Europa la domanda di tascabili illustrazioni-souvenir, vere e proprie polaroid ante litteram commissionate da facoltosi e acculturati viaggiatori: organizzati in botteghe i Kleinmeister realizzavano schizzi e studi dal vivo - “d’après nature” - che alcuni incisori trasponevano su lastre per la stampa, poi tinte ad acquerello o a guazzo da anonimi coloristi o dagli stessi disegnatori. Vendute singolarmente o in serie, sciolte o rilegate in appositi album, queste tavole rimasero in voga fino a metà Ottocento, ovvero fino a quando, con l’avvento dell’arte fotografica, questa pratica costosa e solo in parte realistica non fu soppiantata da riproduzioni tecnologicamente più fedeli, più rapide, più economiche.

Illustri incisori del calibro di Franz Hegi, Johann Hürlimann, Joseph Meinrad Kälin e Conrad Caspar Rordorf affiancarono Wetzel nella stesura di questa e di altre pubblicazioni: uscito in una prima edizione già nel 1819, il volume offre dapprima un “Quadro generale del Lago di Como” di carattere toponomastico e naturalistico e a seguire 15 tavole, ciascuna arricchita da una breve didascalia in cui l’autore di proprio pugno pone l’accento sui luoghi notevoli da conoscere e visitare, sui fatti storici più rilevanti, nonché curiosità e considerazioni sul clima, sulla società e sulla configurazione geografica delle principali località lacustri. Partendo dalla “Veduta di Riva”, piccolo borgo di pescatori nella bassa Valchiavenna, l’itinerario di Wetzel si snoda attraverso Domaso, Gravedona, Musso, Menaggio e le alture limitrofe, Tremezzo e Bellagio - con focus su Villa Melzi, Villa Serbelloni e Villa Sommariva (oggi Carlotta) -, l’Isola Comacina, Villa Pliniana a Torno, Borgo Vico e il Palazzo all’Olmo di Como. Un’ultima veduta è, infine, dedicata a Lecco e al suo ponte Azzone Visconti.

Ma non solo. Negli anni immediatamente successivi l’interesse di Wetzel si estese a tutti i laghi prealpini del Nord d’Italia, dal Maggiore a quello di Lugano (1823) fino, naturalmente, al Garda (1824): il fascino maestoso di un tramonto dorato si mescola alla freschezza più placida del primo mattino; le avvolgenti cromie autunnali dialogano con la vibrante solarità delle estati insubriche in un guizzo di avidi dettagli e di ombre evanescenti, in vorticosa oscillazione tra estasi idillica e asettica aderenza al vero.

Maestro tra i “laghisti”

Senza dubbio il più romantico e sensibile tra tutti i paesaggisti, per così dire, “laghisti”, tra i pochi a preferire la trasparenza dell’acquerello all’opacità della tempera, il più attento a cogliere l’ora del giorno più adatta a esaltare la perfetta fusione tra naturale e umano, tra sogno e realtà, ma al tempo stesso - come ricorda il suo primo biografo G. W. Hardmeyer nel 1838 - il più insofferente nei confronti della propria professione, a tratti ridotta a quella di un venditore di ricordi, di istantanee per guide turistiche al soldo di qualche capriccioso aristocratico.

E se ben quattordici dispense e otto anni di lavoro furono dedicati al monumentale “Voyages pittoresques aux lacs de la Suisse”, edito tra il 1819 e il 1827 per un totale di ben 137 tavole, «il talento del Wetzel si sviluppò con piena energia quando scoprì il cielo dell’Italia settentrionale. Allora egli scoprì più generosa la vena dell’arte sua: luci fascinose, arie scintillanti, calde e vaporose lontananze»: non stupisce che proprio in occasione del bicentenario di questa preziosa raccolta dedicata al Lario (un esemplare in ottime condizioni fu venduto da Christie’s nel 2002 per 31.000 euro) l’associazione Sentiero dei Sogni abbia scelto di omaggiare Wetzel dedicandogli il calendario 2023 “Lake Como, un lago d’arte”.

Il calendario di Sentiero dei Sogni

Il calendario di Sentiero dei Sogni è in formato bilingue, come ormai buona parte delle pubblicazioni di Pietro Berra e soci dedicate al Lario e al fiorente vortice di artisti, letterati e avventurieri che lo visitarono, lo vissero, lo immortalarono su carta o su tela.

Il “Voyage pittoresque au Lac de Côme” rivive in 13 delle 15 vedute del pittore elvetico, pedissequamente riproposte nel rispetto dell’itinerario originale da Novate Mezzola (località Riva) fino a Como e alla città di Lecco. Fa volutamente eccezione la stampa di Villa Serbelloni di Bellagio scelta per la copertina del calendario come esplicito rimando al promontorio su cui probabilmente sorgeva la Villa Tragedia di Plinio il Giovane, vero e proprio apripista del futuro turismo lariano: «Non v’è autore italiano o straniero, da Paolo Giovio a Foscolo, da Mary Shelley a Lady Morgan, che non citi lo scrittore latino in riferimento al Lario come luogo ameno di residenza o di villeggiatura» - ha ricordato Berra alla recente Fiera del Libro dialogando con Claudia Cantaluppi - «e questo un millennio e mezzo prima che il viaggiatore e prete cattolico Richard Lassels coniasse per la prima volta il termine “Grand Tour” attorno al 1670, invitando i giovani rampolli a visitare Francia e Italia per nutrirsi di arte, di bellezza e di cultura».

Le stampe di Wetzel - restaurate per restituire la qualità delle cromie originali o per lenire gli inevitabili segni del tempo - divengono così un modo per rivivere il nostro lago non solo attraverso l’estro en plein air di un artista (purtroppo) sconosciuto, ma anche attraverso due intensi secoli di storia. Significa godersi la lenta metamorfosi di un paesaggio solo apparentemente familiare, osservando e conoscendo il Lario dal Lario stesso, ripercorrendo le orme e gli sguardi di chi, giungendo dalle brume del Nord Europa si immergeva con stupore tra le acque e le luci delle nostre latitudini.

Istantanee di un tempo lontano, quando al posto di un click occorreva un paziente schizzo dal vivo e quando gli abusatissimi selfie altro non erano che autoritratti. Un tempo in cui cominciava ad affacciarsi l’idea del souvenir, di uno spicchio di mondo racchiuso in una cornice o tra le note di un diario. Favola, quella del Grand Tour, che si infranse agli albori del primo conflitto mondiale.

Ognuna delle 13 vedute è accompagnata a piè di pagina da altrettante citazioni di quegli illustri ospiti che si riempirono occhi e polmoni sulle nostre sponde, restituendo impressioni didascaliche, folgorazioni poetiche, distensioni spirituali dal sapore nostalgico, languido e sognante: da Freud a Joyce, da Percy e Mary Shelley a Dostoevskij, da Fermor a Melville, da Beckett a Flaubert, dall’immancabile Manzoni allo stesso Wetzel. Una menzione speciale spetta, in questo senso, allo scrittore statunitense Nathaniel Hawthorne (autore nel 1850 de “La lettera scarlatta”) e alla moglie Sophia Peabody, attrice e pittrice: una copia dell’opera di Wetzel finì per certo nelle mani di quest’ultima, dal momento che per il primo anniversario del loro fidanzamento, nel 1840, Sophia regalò a Nathaniel due quadri del lago di Como, ma non essendovi mai stata per problemi di salute, li aveva deliberatamente copiati da altrettante stampe del kleinmeister svizzero. Non a caso le due vedute in questione — “Bellagio e il ramo di Lecco visti da Menaggio” e “Isola di San Giovanni” - occupano i mesi di maggio e agosto corredate da citazioni dei coniugi.

Stampato in 250 esemplari dalla New Press e in vendita alla modica cifra di 10 euro - in omaggio, invece, per chi rinnova o sottoscrive l’iscrizione al Sentiero dei Sogni -, il calendario è disponibile, fino a esaurimento scorte, presso la libreria del Ragionier Bianchi di via Carloni 80 e presso la Plinio il Vecchio di via Vitani 14, e contribuirà a finanziare l’uscita del volume “Lettere sul lago di Como. Il mito del Lario dai Plinii al Novecento” in programma per il 2023, in occasione del bimillenario dell’autore della Naturalis Historia e con il coinvolgimento di alcune classi del liceo Volta.

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