Murphy, quello che era il nuovo Dylan È una prima di alto livello per Cantù
Il cantautore americano Elliot Murphy (a sinistra) con il chitarrista Olivier Durand

Murphy, quello che era il nuovo Dylan
È una prima di alto livello per Cantù

L’evento: il cantautore americano, ma di stanza a Parigi, è stasera All’Unaetrentacinquecirca - Un approccio tra poesia e cronaca per i brani dell’amico di Springsteen che è anche giornalista

Parafrasando Billy Bragg, «C’era un esercito di “nuovi Bob Dylan” negli anni Settanta”, ma c’era un solo Elliott Murphy. E c’è ancora: “Elliott Murphy is alive!”» proclama orgogliosamente il suo ultimo album (giocando sul doppio senso di “alive”: “dal vivo” e “è vivo”). Dal 1973 del suo debutto con il mitizzato “Aquashow” sono passati tanti anni – lui ne ha compiuti 70 un mese fa – ma è instancabilmente a spasso per il mondo armato della sua chitarra, con un repertorio di belle canzoni pressoché sterminato, affiancato dal francese Olivier Durand.

Originario di Rockville, a pochi chilometri da New York, il cantautore vive da tempo in Europa, a Parigi per la precisione, e stasera alle 22 All’Unaetrentacinquecirca di via Papa Giovanni XXIII 7 a Cantù non mancheranno certo parole per Notre – Dame perché oltre a essere un grande cantautore, Murphy è anche un giornalista, che ha saputo raccontare la “Big Apple” a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta come pochi altri e anche nei suoi brani mantiene un approccio tra poesia e cronaca.

Certo, la fastidiosa etichetta di “nuovo Dylan” gli venne applicata in fretta, come accadde anche all’amico Bruce Springsteen che esordì discograficamente nello stesso periodo, ma tra le sue influenze c’è sicuramente anche Lou Reed (le sue note di copertina per il live “1969” dei Velvet Underground restano un grandissimo pezzo di critica rock). Ha cantato la “Lost generation”, la generazione perduta dei reduci del Vietnam, le “Night lights” della sua città, “Just a story from America” prima di sparire dal cono di luce della fama per diventare, definitamente, un artista di culto. Pubblica a ciclo continuo e ogni suo disco è degno di essere ascoltato.

Tra i tanti da citare, per pura scelta soggettiva, lo scoppiettante “Murph the surf”, il torrenziale “12” e “Selling the gold”, dove la lunga frequentazione del Boss si concretizza in un bellissimo cameo di Springsteen. Da quando ha scelto di lasciare il Nuovo Mondo per il Vecchio Continente, l’Italia è un po’ la sua seconda casa. Qui ha tantissimi fan e amici ed è quasi incredibile constatare che, nonostante si sia esibito in lungo e in largo in Lombardia, non avesse mai calcato il palco del longevo club canturino.

Anche per questo l’occasione è di quelle da non perdere per vedere “The last of the rockstars” rivisitare il suo passato e il suo presente: attivissimo, prima del recente live ha pubblicato una struggente raccolta di nuove canzoni, “Prodigal son” e, prima ancora, aveva rivisitato il suo grande debutto, perché “Aquashow”, nonostante sia stato pubblicato da una grande etichetta (la Polydor) e abbia anche conosciuto una ristampa in cd è, da tempo, fuori catalogo, come si addice a quei capolavori che bisogna faticare per trovare, anche nell’era del digitale. Ingresso a 25 euro.


© RIPRODUZIONE RISERVATA