Nadia Lanfranconi:
«Ho trovato l’America
un sogno nato a Como»

Il successo in cinema,musica, moda e tv. «Il Covid? L’ho avuto, sto bene». Giovedì 23 sarà dal vivo al Joshua di Albate (Como)

Nadia Lanfranconi: «Ho trovato l’America un sogno nato a Como»
Nadia Lanfranconi si è trasferita a Los Angeles nel 2007

È appena arrivata da Los Angeles. Nadia Lanfranconi ci vive dal 2007, da quando ha lasciato Como per inseguire un sogno che si è concretizzato in una bellissima carriera musicale, con numerose incursioni anche nel cinema e nelle serie, ma anche nel mondo della moda: «Quando sono arrivata negli Usa non parlavo ancora abbastanza bene l’inglese – racconta – . Poi, purtroppo per tutti, ho imparato e non mi hanno fermato più».

Dalla riva del Lario a quella dell’Oceano Pacifico è un bel salto...

Non era programmato, ma mi ero fidanzata con un ragazzo californiano conosciuto in Svizzera. L’ho seguito, lui lavorava in ambito musicale e così ho continuato là quello che avevo iniziato qui, perché la musica è sempre stata la mia grande passione.

Una musica così americana che perfino gli americani la chiamano “Americana”!

Sì, ma io arrivo dal punk, da un rock molto più duro. Tra i miei gruppi preferiti ci sono i Social Distortion. Ecco, il leader, Mike Ness aveva inciso “Ring of fire” di Johnny Cash e mi ha aperto un mondo. Però non dimentico le radici: ci sono serate acustiche più intimiste, ma quando ho iniziato a esibirmi alla Viper Room con la band mi posso sfogare.

In parallelo c’è la carriera di attrice.

Sì, anzi, poco prima di tornare in Italia ho girato un “pilota” per la serie di “American gigolo”, ispirata proprio al film con Richard Gere. In questo caso il protagonista è Jon Bernthal, ovvero “The Punisher” delle serie legate all’universo Marvel, ma è celebre anche per “The walking dead”. Un impatto forte visto che ho dovuto girare una scena abbastanza spinta.

Imbarazzante?

No, soprattutto molto divertente e senza pressioni perché i set sono sempre estremamente professionali, l’atmosfera è rilassata e stai lì aspettando che si giri chiacchierando e ridendo. Poi quando arriva il momento del ciak le telecamere sono lontane, non sono invadenti.

Nessuna nostalgia dell’Italia?

Ho tantissimi amici italiani a Los Angeles, con loro parlo sempre in italiano. Poi, sul lago, c’è la mia famiglia con cui sono in contatto.

Qualcosa di positivo e di davvero negativo della vita negli Usa?

Avete presente le case pazzesche che si vedono “solo nei film”? Enormi, tutte con la piscina... Ecco: è tutto vero, in questi anni ne ho viste di pazzesche. Di negativo, purtroppo, c’è il sistema sanitario che non ha niente a che vedere con il nostro. Se ti succede qualcosa sei abbandonato a te stesso, a meno che tu non possa spendere tantissimo.

Anche con il Covid.

Fatto! Grazie! Almeno adesso sono immunizzata. Mi ritengo fortunata: da vaccinata non ho avuto dei sintomi eccessivi: un po’ di febbre, spossatezza. Adesso sto benissimo.

Al punto che, appena arrivata a casa, c’è già un concerto.

Sì, giovedì 23, la sera, al Joshua Blues Club di Albate. Sono molto contenta di ritornarci, con il mio amico Stefan Poole. In Italia è conosciuto perché ha partecipato ad Amici di Maria De Filippi, ma è nato negli Usa da madre italiana e così anche lui fa spesso spola tra Los Angeles e Milano.

Un’occasione per rivedere i vecchi amici.

Lo spero, a iniziare da Alessio Senesi: ho cantato con i Succo Marcio ed è sempre una gioia suonare nel suo locale, con un pensiero speciale per Silvio che non c’è più.

Silvio Mason ci ha lasciati l’anno scorso.

È stato un grandissimo dolore, ma voglio ricordarlo con un sorriso. Gli avevo raccontato i miei “sogni di gloria”. È anche grazie a parole come le sue che ho trovato il coraggio di intraprendere questa vita oltre oceano e spero che tutti non perdano mai la speranza e continuino a inseguire i propri sogni.

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