Martedì 06 Gennaio 2009

Studioso di Leonardo,
elogia il comasco Solari

È uscito nei giorni scorsi il più atteso lavoro critico su Leonardo da Vinci. La Provincia ha incontrato l’autore, il professor Carlo Pedretti, che nel suo libro fa riferimento anche agli studi dello storico dell'arte comasco Ernesto Solari.

di Francesco Mannoni

Carlo Pedretti, professore emerito di storia dell’arte italiana e titolare della cattedra di studi su Leonardo all’Università di Los Angeles, dove dirige il centro Hammer di Studi Vinciani, ha riunito in un volume di 705 pagine edito da Mondadori "Leonardo & io" (35 euro), mezzo secolo di ricerche tra Europa e Stati Uniti. Considerato, da uno storico e critico inglese «il più leggibile degli autori», Pedretti ha riportato in questo ampio "trattato " su Leonardo una esperienza che va oltre le classiche coordinate.

Nei cinquant’anni in cui lei ha indagato, percorso e dettagliato molte opere di Leonardo, quali sono stati, a suo avviso, i misteri più difficili da svelare?

Con Leonardo più che di misteri da svelare si tratta di problemi da risolvere. I fronti da affrontare sono due: in primo luogo l’ordinamento cronologico dei suoi manoscritti e disegni, un compito pieno di perplessità e insidie per l’interprete in quanto comporta anche una conoscenza non superficiale di ogni aspetto di scienza e arte affrontato da Leonardo. In secondo luogo la messa a fuoco della sua personalità in un vasto e complesso contesto storico, politico, culturale, scientifico e tecnologico, che consenta di definire sempre meglio non solo la sua formazione intellettuale ma anche la sua indole, senza la pretesa di poter dire l’ultima parola in proposito.

Lei ci consegna l’immagine a tutto tondo di un uomo nel quale la scienza e l’arte convivevano armonicamente: quali studi aveva fatto per unire tanto scibile nella sua mente?

Come apprendista nella bottega fiorentina del Verrocchio Leonardo ebbe un tirocinio non meno duro e impegnativo dell’educazione umanistica che avrebbe potuto ricevere da un tutore o nelle scuole pubbliche. Abilitato da quel tirocinio a intraprendere la carriera di pittore, scultore e architetto, egli fu subito attratto dallo studio della natura in ogni suo aspetto, guidato solo dalla consapevolezza della necessità di applicare sempre il principio della verifica attraverso l’esperimento. Come autodidatta per il resto della sua eccezionale carriera, fu sempre incline ad assicurarsi il favore di amici versati nella conoscenza canonica delle matematiche e delle altre scienze, e questo fino al punto, come nel caso del Pacioli, di impostare con loro una assidua collaborazione. Ecco perché nel libro insisto sui risultati di una ricerca sistematica che mi ha portato a questa nuova immagine "a tutto tondo" di Leonardo.

Il genio di Leonardo sembrava non avere confini: c’è stato un ambito in cui ha dato il meglio di sé?

Per Leonardo tutto fa sempre capo alla pittura, che è poi il mezzo di comunicazione per eccellenza. Pittura dunque come linguaggio nel senso che il disegno, come illustrazione, può ambire giustamente a sostituirsi allo scritto e quindi alla parola. Di qui lo straordinario contributo di Leonardo allo studio dell’anatomia e delle altre scienze naturali, dalla biologia alla botanica e dall’idraulica allo studio di ogni manifestazione atmosferica, via via fino alle grandiose visioni di cataclismi e diluvi.

Grande ingegnere e grande pittore, Leonardo ci ha lasciato con «La Gioconda» una delle più grandiose opere di pittura...

"La Gioconda" è forse il commento più eloquente a quanto ho appena detto, ma solo ai nostri tempi si è arrivato a capire che la figura umana in primo piano, impostata come un paradigma di dimostrazione anatomica nella più ampia accezione - vitalità insita nelle proporzioni come nel senso tattile della superficie nella rappresentazione dell’epidermide - è concettualmente rapportata allo scenario naturale che la circonda più che conferirle un convenzionale fondale scenico.

C’era qualcosa di vero sulle attività esoteriche di Leonardo riportate nel romanzo Il Codice da Vinci che a suo tempo ebbe una grande eco?

No. Anche questo risulta chiaro proprio all’inizio del libro quando scrivo che secondo Brown la divinità incarnata sarebbe insediata da una imbarazzante presenza femminile, quella della Maddalena che si redime per entrare nelle grazie del Cristo sostituendosi al prediletto Giovanni. Questa presenza non si limiterebbe a una concettualità geometrica, ma si evidenzia nel carattere stesso del personaggio che i due lati inclinati del misterioso triangolo del Cenacolo suggeriscono di percepire come esito di un processo di ribaltamento speculare. Audace e insostenibile nello stesso tempo (se quella è Maddalena, dove è andato a finire Giovanni?), la tesi si potrebbe al più sostenersi come gioco di società, uno scherzo che andrebbe troppo in là anche se fosse davvero di Leonardo. Ma anche nelle sciocchezze c’è sempre modo di imparare. Del resto, la tesi di Brown non è originale. Lui stesso ammette di essersi ispirato alla vasta e sistematica ricerca storica di Michael Baigent, Richard Leigh ed Henry Lincoln che nel 1982 pubblicarono a Londra un best seller ("The Holy Blood and the Holy Grail") nel quale Leonardo appare in presunti documenti come Gran Maestro di una setta segreta.


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Piona e il Cenacolo

In «Leonardo & io» il professor Carlo Pedretti spezza una lancia in favore dell’ipotesi dello storico dell’arte comasco Ernesto Solari sulla raffigurazione del campanile di Piona nel «Cenacolo»: fra i molti contributi sulla celebre opera leonardesca, scrive l’esperto, «torna opportuno menzionare quelli di Ernesto Solari, che nel 2004 ebbero un esito magistrale con un libro, "Leonardo, l’Abbazia di Piona e il Cenacolo", affiancato a eventi espositivi e iniziative culturali che avrebbero meritato un riscontro ben più visibile». Pedretti elogia anche una teoria dello stesso Solari che vede nel soffitto a cassettoni del Cenacolo una sorta di "orologio" basato sulle teorie di Gioachino da Fiore sull’avvento dell’Età dello Spirito. Una tesi, scrive Pedretti, «brillantemente articolata in tutta la sua complessità» e forte di «incalzanti e avvincenti documentazioni». «Di tutte le tesi interpretative del Cenacolo della quali sono venuto a conoscenza in questi ultimi tempi - aggiunge - la Sua, così lucida e puntuale (...) è la sola che mi convince».

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