A caccia di cinghiali con l’arco  «Una proposta senza senso»

A caccia di cinghiali con l’arco

«Una proposta senza senso»

L’associazione di Erba boccia la proposta della Lega in Regione per ridurre il numero degli esemplari. E la polemica continua

Affrontare l’emergenza cinghiali nei paesi del lago (ma anche nell’Olgiatese e più in generale in provincia di Como) utilizzando arco e frecce. Non c’è dubbio che la mozione approvata nei giorni scorsi in Regione (ne abbiamo diffusamente parlato su “La Provincia” a partire da martedì) abbia suscitato discussioni e tanta ilarità.

È il caso degli esponenti dell’associazione Tiro con l’arco di Erba, una delle più importanti della Provincia, che definiscono la mozione voluta dal gruppo della Lega - primo firmatario Paolo Ghiroldi - senza senso. Anzi, senza concedere nulla alla diplomazia, bocciano la proposta come «ridicola, una cosa alla Rambo».

E ancora: «Quando l’abbiamo letta ci siamo guardati in faccia e ci siamo messi a ridere», spiegano dall’associazione nata a Erba nel 1987 affiliata al Coni e alla federazione Fitarc e che oggi conta 78 iscritti, tra uomini, donne e ragazzi e sei istruttori. «Intanto si tratta di una pratica molto pericolosa. E quindi i tiratori si trovano su una postazione rialzata, protetta, attaccata alle piante. Abbiamo visto scene raccapriccianti, con cani sbalzati. Il cinghiale ferito diventa aggressivo e pericoloso. Un conto è sparare con il fucile, e già non è un’impresa facile con questi animali. E un altro conto è tirare la freccia. Non è una cosa così semplice come appare».

Gli articoli su La Provincia di sabato 9 febbraio


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