Bloccarono i bus dei migranti
In Tribunale sono 32 le assoluzioni

Non colpevoli i manifestanti che protestavano per i trasferimenti verso i centri di accoglienza al sud A pesare sulla decisione del giudice un presunto difetto di identificazione. L’accusa aveva chiesto la condanna

Bloccarono i bus dei migranti In Tribunale sono 32 le assoluzioni
Uno dei pullman carico di migranti in partenza da Como verso il centri di accoglienza del sud

Trentadue assoluzioni «per non aver commesso il fatto». Nessuna responsabilità dunque, secondo il giudice di Como, né per l’interruzione di servizio, né per la diffamazione alla Rampinini, azienda di trasporto che era finita nel mirino di un nutrito gruppo di giovani attivisti.

Si è concluso così il processo di primo grado che ha visto decine di ragazzi difendersi dopo i fatti che risalivano al 2016. Nel mirino della pubblica accusa la protesta – con uno striscione e dei volantini – contro l’azienda comasca accusata di avere effettuato, su disposizione della Questura, trasporti di migranti irregolari, senza il loro permesso, verso i centri di accoglienza del sud Italia. Gli imputati erano stati identificati nel corso di un doppio presidio il 20 luglio e il 17 dicembre del 2016 avvenuti a Como (il primo) e a Fino Mornasco (il secondo).

A pesare, anche se le motivazioni dell’assoluzione non sono ancora state rese note, potrebbe essere stato un presunto difetto di identificazione valutato dal giudice, non in merito alla presenza o meno dei giovani sul posto bensì in merito a chi del gruppo effettivamente sosteneva lo striscione reputato diffamatorio dalla Rampinini. L’accusa aveva invece chiesto le condanne per tutti, con pene comprese tra i quattro e i nove mesi. Una posizione che evidentemente non è stata ritenuta condivisibile dal giudice che ha dunque optato per la maxi assoluzione di gruppo per tutti e 32 gli imputati.

La vicenda era esplosa nei mesi della crisi dei migranti in provincia di Como, quando l’azienda si era aggiudicata il contratto per il trasporto dal Lario in strutture di accoglienza di Taranto. L’identificazione non sarebbe avvenuta in flagranza, bensì successivamente, e i migranti – in aggiunta, e anche questo potrebbe aver pesato – non sarebbero stati informati correttamente del luogo in cui venivano spostati e dei motivi del viaggio.

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