Castagno della Bréva  «Salvato un pezzo di storia»
Un dettaglio del Castagno della Breva. In primo piano Fiorenzo Gilardoni alle sue spalle Bruno De Maria

Castagno della Bréva

«Salvato un pezzo di storia»

Tremezzina Vecchio di 250 anni, l’albero di Mezzegra rischiava di morire: il proprietario è quindi intervenuto

Anni e anni fa, gli anziani - custodi di antiche tradizioni - lo avevano ribattezzato il “castagno della Bréva” in ossequio a quel vento caro al lago ed alla gente del lago che nel pomeriggio riaccompagnava a casa dal capoluogo i comballi, soffiando da sud verso nord.

Trovandosi su un crinale piuttosto scosceso è assai probabile che il castagno - alto una ventina di metri per due metri abbondanti di diametro e oggi forte di 250 e più anni di storia - spesso abbia dialogato lungo i secoli con la “Brevà”, da qui lo pseudonimo e un po’ con tutti i venti del Lario.

La notizia è che il castagno in oggetto, ubicato all’interno di un’ampia proprietà privata sui monti di Mezzegra (la vista è importante, considerato che si allunga sino all’isola Comacina per un colpo d’occhio davvero senza eguali), versava in condizioni non proprio ottimali. Il proprietario del terreno avrebbe potuto lasciar correre, affidando le sorti del vecchio castagno alla natura.

In fondo è sempre stata la natura a dettare i ritmi, soprattutto in montagna. Così non è stato. Già perché Lucio Pianarosa, molto conosciuto in zona, osservando il “Castagno della Brèva”, si è ricordato quanto e quale era l’affetto soprattutto delle persone in là con gli anni, che in quella pianta vedevano un vero e proprio simbolo di quei luoghi.

E così, domenica, è andata in scena di buon mattino una potatura certosina che va oltre il mero significato di recidere i rami secchi o quelli sferzati dal vento. Si è trattato di riportare in auge un pezzo di storia dei monti di Mezzegra (e non solo).

«Mi sono ricordato, quando, dopo aver acquistato la proprietà, quelli un po’ più in là con gli anni chiedevano come se la passava il “castagno della Brèva” - spiega Lucio Pianarosa - Era doveroso intervenire».


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