Gli svizzeri e il pericolo lupi  «Segnalateceli, li abbattiamo»
Il lupo fotografato il 6 gennaio scorso in Valle Albano da Luca Guaresi (Foto by Guaresi)

Gli svizzeri e il pericolo lupi

«Segnalateceli, li abbattiamo»

Dopo la strage di pecore a Piuro l’altro ieri l’allarme è subito scattato nel Canton Grigioni. «C’è una collaborazione tra tutti gli Stati alpini»

Questa volta bastano due indizi per fare una prova. E così, dopo l’assalto al gregge a Piuro, spunta un altro assalto ad opera di un lupo sempre in Val Bregaglia, questa volta però sul versante del Canton Grigioni al confine con la Valchiavenna. Alcuni avvistamenti sono avvenuti infatti anche a Piuro.

Un lupo è riuscito «ad entrare nel recinto di una fattoria» in località Coltura di Stampa, uccidendo un agnello di pochi mesi e portandone via “in dote” un altro di appena tre settimane.

Un fatto che ha avuto una vasta eco nei Grigioni, considerato che solo qualche giorno fa era stata segnalata un’altra “visita” con annessa razzia nel piccolo Comune di Castagneda. Sin qui la cronaca, fermo restando che i Grigioni hanno avviato una rapidissima indagine sull’accaduto che verte sull’analisi del Dna prelevato nei luoghi degli assalti.

La differenza sostanziale tra quanto accaduto a Piuro e gli assalti in Canton Grigioni (senza dimenticare le carcasse di capre rinvenute ai primi di dicembre in Val Cavargna, quasi sicuramente opera del temibile predatore) sta nella sostanza.

Già perché mentre in Italia la caccia al lupo è vietata, anzi vietatissima ed in nessun caso gli abbattimenti sono “legalizzati”, in Canton Grigioni - un esempio concreto - l’abbattimento di due giovani lupi che stazionavano in Val Calanda è stato autorizzato (a fine 2015) dall’Ufficio federale dell’Ambiente.

La richiesta è stata autorizzata anche per un altro Cantone, il San Gallo. «I due lupi non dovranno essere uccisi nello stesso momento, ma uno alla volta e, più precisamente, in presenza degli altri membri del branco», questa la prescrizione. Insomma, un approccio (quantomeno) pragmatico al problema. «Al momento non c’è in essere un protocollo operativo, ma una collaborazione - questa sì - che dura da tempo - spiega il comandante della polizia provinciale, Marco Testa -. Esiste un progetto denominato “Wolf in The Alps. Il nostro monitoraggio prosegue senza sosta. Le ultime segnalazioni circa la presenza del lupo si concentrano in Val Cavargna, che prevede una sinergia tra gli Stati coinvolti».

Quattro in particolare gli Stati interessati: Italia, Svizzera, Francia e Austria. Un tema interessante è lo scambio di informazioni: infatti, sarebbe importante sapere se la “mappa genetica” del lupo protagonista dell’assalto a Piuro e in Val Bregaglia corrisponde. Questo per capire anche se stiamo parlando di un medesimo esemplare che ha “messo radici” tra il Comasco, la Valchiavenna e il Canton Grigioni. Di certo l’attenzione resta molto alta.

Nei Grigioni hanno deciso di affrontare “di petto” la situazione, con il supporto - come detto - anche del Canton San Gallo. Gli allevatori da entrambi i lati del confine si dicono molto preoccupati, invocando un intervento delle istituzioni.


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