Operai morti nel container, la protesta dei sindacati e gli inquietanti interrogativi: «cosa si nasconde dietro questa vicenda?»

Tragedia di Moltrasio La voce delle sigle sindacali sulla morte dei due operai in nero. Incontro con il prefetto: «Condizioni inaccettabili. Bisogna agire insieme»

Operai morti nel container, la protesta dei sindacati e gli inquietanti interrogativi: «cosa si nasconde dietro questa vicenda?»
Le sigle sindacali in presidio davanti alla Prefettura
(Foto di butti)

«Quali scelte erano disponibili per quei ragazzi a Moltrasio? Erano liberi di lasciare il cantiere in un luogo isolato senza conoscere l’italiano? Faceva parte del loro lavoro stare in cantiere dopo dieci o dodici ore di lavoro? Erano consapevoli della rigidità del clima autunnale sulle sponde del lago? Avevano a disposizione una coperta? Può essere questo il motivo della decisione di riscaldarsi nell’unico modo che probabilmente gli era stato lasciato come disponibile?».

La tragica morte dei due egiziani nel cantiere di via Ranzato a Moltrasio ha subito fatto scattare la reazione dei sindacati, Cgil, Cisl e Uil insieme alle categorie Fillea Cgil- Filca Cisl – Feneal Uil Como, che ieri mattina si sono riuniti in presidio davanti alla Prefettura di Como, poi l’incontro con il prefetto Andrea Polichetti.

Il messaggio lanciato è stato sicuramente di vicinanza alle famiglie delle vittime, ma anche uno stimolo a non limitarsi al sentimento di indignazione, ma ad agire concretamente affinchè niente del genere si ripeta più.

«Due giovani hanno lasciato le loro famiglie in Egitto per arrivare qui e seguire i loro sogni di venticinquenni - sono state le parole dei rappresentati dei sindacati - A quanto risulta dalle dichiarazioni dei conoscenti che abbiamo incontrato fuori dal cantiere, erano qui da pochi mesi e, da quasi un mese, lavoravano a Moltrasio tornando a casa solo il sabato e la domenica. Speriamo che gli organi ispettivi capiscano se erano regolari, chi li ha portati a lavorare a Moltrasio, perché dormivano in una baracca in cantiere, chi ha risparmiato o guadagnato sul loro lavoro».

E hanno proseguito: «Qui ci piace il turismo di lusso ma non ci si preoccupa di quello che c’è sotto, di chi lo crea, in quali condizioni umane e di legalità. Quale valore viene dato alle persone in questo sistema economico e come viene redistribuita la ricchezza che producono. La committenza non poteva non sapere che dormivano lì. Erano in cantiere. Se ciò che stavano facendo non faceva parte del loro lavoro, perché erano lì? Chi si avvantaggiava di quella situazione disumana?».

Da qui la richiesta all’introduzione nell’ordinamento giuridico del reato di omicidio sul lavoro. «Si guadagna a non pagare una pensione anche umile, ad avere un lavoratore in cantiere un numero indefinito di ore - hanno aggiunto - può solo peggiorare il quadro che si sta dipingendo. Si tratta di due lavoratori che sono morti in una baracca degli attrezzi, dove erano costretti a vivere e dormire. In casi del genere ci sono dubbi su cui ci devono essere risposte da parte anche delle istituzioni, bisogna che gli organi ispettivi vadano fino in fondo per capire cosa è successo».

Il timore dei sindacati, però, è che dietro episodi di questo genere «si nasconda una situazione peggiore di quella che pensiamo: dobbiamo denunciare per far emergere tutto. Il fatto che ci dicano che non è stato un infortunio sul lavoro ci preoccupa ancora di più, vorrebbe dire accettare delle condizioni non solo di sfruttamento del lavoro e di non rispetto della prevenzione di sicurezza, ma anche condizioni sociali inaccettabili».

Al di là del cordoglio, l’Ance di Como ha preferito non commentare la tragedia di Moltrasio, dato che «la disgrazia non è legata all’attività lavorativa».

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