Uccelli trasformati in richiami abusivi: tre cacciatori scoperti e denunciati

Gera Lario. Operazione della polizia provinciale, indagati due uomini del paese e uno di Piantedo. Il blitz degli agenti a Sant’Agata, liberati una quarantina di esemplari e sequestrate le trappole

Uccelli trasformati in richiami abusivi: tre cacciatori scoperti e denunciati
Un uccello liberato dal richiamo abusivo dalla zampa

Importante operazione conclusa dalla polizia provinciale a Sant’Agata, frazione periferica di Gera.

Due cacciatori, un trentottenne e un ultrasettantenne, sono stati denunciati per uccellagione, maltrattamento animali, alterazione sigilli e abbattimento specie protette; sono stati loro sequestrati una trentina di reti per la cattura, una serie di richiami acustici, un’ottantina di uccelli da richiamo illegali e circa settanta esemplari di specie protette già spumati e conservati in congelatore (denunciato per ricettazione anche un terzo cacciatore).

Il risvolto che più balza all’occhio è la frode legata ai richiami. In Italia l’utilizzo di richiami vivi per la caccia è ancora consentito dalla legge 157/92, ma lo Stato ha dovuto recepire la normativa europea che ne vieta la cattura, ritenendo leciti soltanto quelli provenienti da allevamenti autorizzati, muniti di sigilli con codice che consentano di identificarli come tali.

Destinati a vivere sempre in anguste gabbiette, in scantinati al buio in primavera e in estate affinché cantino poi in autunno e in inverno, i richiami vivi devono in sostanza già nascere come tali e non essere invece catturati.

Ogni esemplare viene pertanto dotato di anelli alle zampe che gli vengono infilati quando ha pochi giorni di vita. I due cacciatori abusivi di San’Agata, invece, i richiami vivi se li facevano da sé, limando e alterando i sigilli con appositi attrezzi per riuscire a infilarli agli uccelli adulti catturati con le reti, che in buona parte poi rivendeva a terzi, per esempio al cacciatore di Piantedo che gli stessi agenti di polizia hanno individuato in un capanno ai monti di Stazzona: con sé aveva proprio una serie di esemplari con alle zampe anelli limati provenienti inequivocabilmente dal finto allevamento di Sant’Agata; anche lui è stato denunciato per ricettazione e utilizzo di richiami illegali.

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