Applausi a Venezia
per il giovane Scotti
“Napoletano” di Dongo

Chiamato da Sorrentino come protagonista di “È stata la mano di Dio”, in gara al Festival del cinema Filippo ha vissuto sul lago con i genitori insegnanti

C’è anche un po’ di Alto Lario in “È stata la mano di Dio”, il bellissimo film di Paolo Sorrentino candidato al Leone d’Oro al Festival del cinema di Venezia. Al di là di Toni Servillo, attore e regista già vincitore di due European Film Awards, quattro David di Donatello e altri prestigiosi premi cinematografici, è proprio il giovanissimo Filippo Scotti ad aver suscitato il maggior interesse dei critici.

Le cronache lo danno nato a Napoli il 22 dicembre del ’99, ma in realtà mamma Gennarina l’ha partorito all’ospedale di Gravedona e l’infanzia l’ha trascorsa in territorio altolariano, a Dongo. I genitori, entrambi napoletani ed insegnanti, hanno lavorato per diversi nelle scuole dell’Alto Lario e avevano preso casa proprio in piazza a Dongo: Filippo, che frequentava l’asilo del paese, scorrazzava poi fra piazza Paracchini e le viuzze retrostanti per giocare con i coetanei. Un bimbo creativo, curioso ed estroso: così lo descrive chi ancora se lo ricorda alla scuola dell’infanzia.

La famiglia è poi rientrata in Campania e lui ha iniziato ad ascoltare quella voce interiore che gli suggeriva di salire sul palco. «Era un gioco – ha più volte confidato – ma poi ho progressivamente capito che si trattava di una passione davvero forte». Nel 2017 ha esordito come attore in uno spettacolo al Bellini di Napoli, fino ad approdare al cinema in “Happy Crown”, di Laura Angiulli. Sono via via arrivate anche le prime esperienze in serie tv, tra cui “1994”, ultimo atto della trilogia prodotta da Sky, con Stefano Accorsi tra i protagonisti, e “Luna Nera”, serie italiana del 2020 distribuita da Netflix. Ma essere scelto da un regista premio Oscar come Paolo Sorrentino per interpretare lui stesso da giovane è una vera e propria consacrazione. (Gianpiero Riva)

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